La consultazione referendaria sulla riforma della giustizia proposta dal ministro Nordio disegna un'Italia divisa lungo le linee del livello culturale e della condizione economica. Secondo le rilevazioni di Ipsos Doxa, condotte su circa seimila interviste con margine d'errore del 4%, emerge chiaramente come il fronte del No abbia prevalso con forza soprattutto tra gli strati più istruiti della popolazione, mentre il Sì ha trovato terreno fertile unicamente nei segmenti con scolarità più bassa.
Il dato più rilevante riguarda il comportamento dei laureati: quasi il 68% ha scelto il No, seguiti dai diplomati al 53,6%. Il quadro si ribalta completamente tra coloro che possiedono soltanto la licenza media o elementare, dove il Sì raggiunge il 51,4% e inverte il rapporto di forze. Questa frattura educativa rappresenta uno dei tratti più marcati dell'intero voto, suggerendo una visione profondamente difforme sulla riforma tra le diverse fasce di popolazione.
Dal punto di vista generazionale, i numeri raccontano di una mobilitazione significativa soprattutto tra i giovani: la generazione Z, quella che ha tra 18 e 28 anni, ha partecipato con il 67% di affluenza, la più alta registrata, e ha votato No nel 58,5% dei casi. L'affluenza complessiva ha raggiunto il 59%, risultato che ha attirato oltre un terzo degli italiani che due anni prima non si erano recati alle urne per le elezioni politiche. Il fenomeno dell'astensionismo ha colpito in particolare la fascia tra 29 e 44 anni, dove quasi il 48% ha scelto di non partecipare.
Analizzando la stratificazione economica, il No risulta più forte tra i redditi elevati (59,9%) e sorprendentemente anche tra chi vive in condizioni economiche basse (57,1%), mentre la classe media presenta percentuali leggermente inferiori, pur restando favorevole al No. Questo dato evidenzia come la posizione referendaria non segua una semplice logica di redistribuzione della ricchezza, bensì altre motivazioni.
Per quanto concerne le categorie professionali, gli studenti si sono schierati nettamente contro la riforma con il 63,6%, seguiti da imprenditori, professionisti e dirigenti al 57,2%, mentre i pensionati hanno raggiunto il 57%. L'unica eccezione rilevante si registra tra i casalinghi e le casalinghe, dove il Sì ha ottenuto il 57,4%, rappresentando l'unico segmento demografico significativo dove il fronte favorevole alla riforma ha prevalso. Gli operai hanno invece mantenuto una divisione quasi paritaria tra le due posizioni.