Il referendum si conclude con la sconfitta della proposta sostenuta dall'esecutivo. Secondo Beppe Giulietti, editorialista e fondatore di Articolo21, il risultato rappresenta una vittoria della Costituzione antifascista conquistata nonostante pressioni significative provenienti da più fronti istituzionali. Giulietti rivolge un ringraziamento particolare a chi ha sostenuto il No, citando in primis Il Fatto Quotidiano, e riconosce il ruolo giocato dalla mobilitazione diffusa della società civile.

Tra i responsabili della campagna per il Sì figurano, secondo l'articolo, la presidente del Consiglio Meloni, il sottosegretario Mantovano, il ministro Nordio e altri esponenti di governo. Giulietti ricorda che Meloni, come Renzi aveva fatto in passato, ha deciso di legare la propria credibilità politica all'esito referendario, invitandola ora a trarre le dovute conclusioni. Il sottosegretario Delmastro viene criticato per le affermazioni su presunti complotti e magistrati corruttibili, mentre il presidente del Senato La Russa viene richiamato sulla sua previsione di una soglia critica del 50%.

Un capitolo significativo riguarda il ruolo dei media. Giulietti identifica come sconfitti anche il polo Rai-Mediaset e numerosi opinionisti che avevano preconizzato pubblicamente la vittoria del Sì. Solleva questioni sulle responsabilità editoriali di Marina Berlusconi e sulla gestione della comunicazione da parte della televisione privata della famiglia. Critica inoltre l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni per non aver imposto misure di equilibrio informativo.

L'analista conclude con un appello alle opposizioni politiche e sociali affinché non cedano a illusioni di vittoria definitiva. Avverte che i tentativi di condizionamento continueranno con maggiore intensità, e chiede mobilitazione immediata per ripristinare la legalità costituzionale, a partire da azioni dirette presso gli organi di vigilanza mediatica e dal contrasto agli abusi nelle sedi istituzionali.