La partecipazione della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni al podcast condotto da Fedez e Mr. Marra rappresenta un episodio emblematico della strategia comunicativa del governo durante la recente campagna referendaria sulla riforma della magistratura. L'apparizione ha sollevato interrogativi sulla scelta di dialogare con creator e influencer in luogo dei tradizionali media di informazione, nonché sulla capacità del Premier di reggere confronti in contesti meno controllati rispetto a quelli televisivi abituali.
Ciò che emerge dal sipario è una differenza stilistica significativa rispetto ai precedenti storici. Nel 2016, Matteo Renzi aveva personificato il risultato referendario quale questione intimamente propria, fino a subordinarvi le proprie dimissioni. Meloni, al contrario, ha delegato a esponenti di governo come il ministro Carlo Nordio, la capo di gabinetto Giusi Bartolozzi e il senatore Franco Zaffini il compito di rivolgere critiche alla magistratura, mentre ella stessa optava per piattaforme alternative o trasmissioni televisive prive di contraddittorio strutturato. La scelta rivela una predilezione manifesta per ambienti comunicativi dove il livello di preparazione tecnica risulta inferiore, che sia rappresentato da giornalisti compiacenti o da personalità prive di competenze specifiche in materia politica.
Sotto questo profilo, emerge un'asimmetria interessante: Giuseppe Conte ed Elly Schlein hanno declinato l'invito dai due podcaster, una decisione che il risultato referendario sembra aver validato. La mossa governativa di inseguire il pubblico giovanile attraverso questa tipologia di piattaforme – audience che tradizionalmente non esercita neanche il diritto di voto – ha prodotto l'effetto opposto a quello auspicato, trasformandosi in una débâcle mediatica. L'immagine simbolo della campagna per il centrodestra è divenuta quella del Premier fotografato accanto a un personal trainer, considerato figura borderline, e a un artista musicale privo di particolari doti tecniche, per quanto asservite dall'ausilio tecnologico.
Non secondario è il dettaglio tecnico: durante la registrazione, Meloni ha ripreso uno dei partecipanti, Francesco Filini – deputato di Fratelli d'Italia e collaboratore del Sottosegretario Giovambattista Fazzolaris – per averla interrotta durante un ragionamento articolato. Il motivo dell'interruzione rimaneva di natura tecnica, legato alla presenza del microfono Shure SM7B. L'episodio, per quanto marginale, cristallizza un disagio più profondo: il ricorso a piattaforme improvvisate da parte di chi detiene la massima responsabilità governativa, generando confusioni sia comunicative che operative. La campagna referendaria così condotta diviene simbolo di una fase storica caratterizzata dal vuoto di contenuti sostanziali e da una leadership sempre più fragile e superficiale, dove la ricerca della prossimità ai cittadini si traduce in sceneggiate prive di rigore istituzionale.