La Federal Communications Commission (FCC) americana ha annunciato un divieto radicale: niente più importazioni e vendite di router destinati ai consumatori se realizzati in paesi stranieri. La decisione rappresenta un'escalation nelle politiche di protezione della sicurezza informatica statunitense e avrà ripercussioni ben più ampie di quanto possa sembrare a prima vista. Le aziende interessate potranno presentare richieste di esenzione al Dipartimento della Difesa o al Dipartimento della Sicurezza interna, ma l'approvazione non è automatica e dipenderà da valutazioni rigorose sulla compatibilità con gli interessi nazionali.
A fondamento del provvedimento c'è una crescente preoccupazione per le attività di spionaggio cibernetico condotte da gruppi criminali cinesi con finanziamenti governativi. Secondo le autorità statunitensi, questi attori malevoli sfrutterebbero vulnerabilità nei router importati per intercettare dati sensibili e compromettere le infrastrutture critiche del paese. Lo scorso anno, il Procuratore Generale del Texas aveva già presentato denuncia contro TP-Link, il maggiore produttore cinese di router, accusandola di rappresentare una minaccia concreta. Nel dettaglio, gruppi di hacker come Volt Typhoon, Flax e Salt Typhoon avrebbero utilizzato questi dispositivi per lanciare attacchi sistemici contro settori strategici. Curiosità significativa: Volt Typhoon aveva però compromesso anche router di marchi americani come Netgear e Cisco, complicando il quadro sulla reale origine del problema.
La FCC ha quindi inserito tutti i router consumer realizzati all'estero nella propria "Covered List", creando di fatto un blocco commerciale sulle nuove importazioni. I modelli già certificati potranno continuare a essere commercializzati e i cittadini potranno mantenere i dispositivi già in loro possesso. Tuttavia, qualsiasi nuovo prodotto deve ora provenire da fabbriche situate negli Stati Uniti per ottenere l'autorizzazione alla vendita. Le autorità americane sostenevano che i componenti prodotti in paesi stranieri contengono vulnerabilità intrinseche alla "supply chain", introdotte deliberatamente durante la fabbricazione o prima della spedizione.
L'impatto sul mercato sarà massiccio e immediato. La Cina controlla attualmente almeno il 60% del segmento dei router consumer globale, e il ban eliminerà completamente questa quota dal territorio americano. Ma la sorpresa più significativa riguarda le ripercussioni sulle stesse aziende statunitensi: molti giganti americani del settore come Netgear e Cisco producono buona parte dei loro router presso stabilimenti esteri, principalmente in Asia. Questi produttori dovranno ora affrontare una scelta strategica difficile: investire in nuovi impianti di produzione sul suolo americano oppure rinunciare al mercato statunitense, uno dei più importanti al mondo. Questa dinamica rischia di innescare una guerra commerciale più ampia e di aumentare significativamente i costi per i consumatori americani, poiché le spese di produzione interna sono notoriamente più elevate rispetto alla manifattura asiatica.