Carlo Nordio non si sottrae alle responsabilità della débâcle referendaria. Intervistato a SkyTg24 il giorno dopo il voto, il ministro della Giustizia riconosce esplicitamente: "questa riforma porta il mio nome e me ne assumo la responsabilità politica". L'ammissione arriva con una valutazione critica sulla comunicazione della sua stessa amministrazione. "Se vi sono stati dei difetti di comunicazione o impostazione", sostiene Nordio, "ammetto che sono stati anche i miei". Tuttavia, il Guardasigilli non intende fermarsi qui nella sua analisi dei motivi della sconfitta.
Nordio si difende puntualmente dalle critiche sollevate durante la campagna referendaria, in particolare sulla frase che ha generato il maggior numero di polemiche. Quella dichiarazione sul presunto coinvolgimento della magistratura in dinamiche mafiose, sostiene il ministro, non è mai uscita dalla sua bocca: "l'ho riportata come citazione di una dichiarazione del pubblico ministero Nino Di Matteo". Secondo la sua ricostruzione, questa citazione è stata successivamente attribuita direttamente a lui, scatenando una cascata di controversie che nemmeno le smentite più esplicite hanno potuto controllare. "Fa parte della dinamica politica ordinaria", commenta con una punta di rassegnazione.
Ma dove Nordio mostra fermezza è nella protezione dei suoi collaboratori finiti nel mirino della stampa. Il sottosegretario Andrea Delmastro, esponente di Fratelli d'Italia, aveva attirato critiche per i suoi contatti con proprietari di locali legati alla famiglia prestanome del clan Senese. Il ministro non ha dubbi: "Sono certo che Delmastro riuscirà a chiarire i termini della vicenda". Nordio liquida le accuse ricorrendo a una metafora: "Se vai a cena in un ristorante non è che puoi chiedere la carta d'identità al proprietario". Quanto alla sostanza, il ministro garantisce sull'integrità del suo sottosegretario: "di lui tutto si può pensare tranne che abbia contiguità, conoscenza o simpatie mafiose. È il più forte sostenitore di misure contro la mafia e del 41-bis".
Anche la capo gabinetto Giusi Bartolozzi, che durante un dibattito televisivo aveva dichiarato di votare Sì per "togliersi di mezzo la magistratura", rimane saldamente al suo posto. Quando gli chiedono se la sua posizione sia in discussione, Nordio risponde secco: "No, assolutamente". Il ministro allarga lo sguardo al comportamento complessivo della coalizione durante la campagna referendaria, suggerendo che eccessi retorici e affermazioni controverse non siano esclusiva del suo schieramento. "Bilanciando le osservazioni sopra le righe fatte dai nostri e dai loro, la situazione algebrica è equivalente", sostiene Nordio, cercando di relativizzare l'impatto di queste controversie sull'esito del voto.