Un pronostico con le cifre esatte, ma completamente capovolto. È quello che è accaduto a Matteo Salvini in merito al referendum sulla giustizia svoltosi il 22 e 23 marzo scorsi. Il leader della Lega e ministro dei Trasporti aveva dichiarato con estrema sicurezza i risultati che secondo lui avrebbe raggiunto il quesito referendario, salvo poi ritrovarsi smentito dai numeri reali in maniera straordinaria.
Il 19 marzo, ospite della trasmissione radiofonica Un Giorno da Pecora su Rai Radio1, Salvini era stato interpellato sulla sua previsione per il voto imminente. La sua risposta era stata lapidaria e perentoria: "54% sì, 46% no". A corredo della dichiarazione, il vicepresidente aveva aggiunto con tono ironico una domanda retorica: "Se la becco cosa vinco?". Un commento che sarebbe risultato ampiamente profetico, ma in senso contrario alle sue aspettative.
Quando gli scrutini si sono conclusi, il verdetto è stato impietoso: il No ha trionfato proprio con il 54% dei voti, mentre il Sì si è fermato al 46%. Le percentuali erano identiche a quelle enunciate da Salvini, semplicemente invertite. Il dato è diventato immediatamente virale sui social media, dove utenti e commentatori hanno sottolineato l'incredibile precisione del politico nel predire i risultati in maniera speculare rispetto alla realtà.
Ad aggiungere ulteriore peso alla vicenda è stata anche la violazione del silenzio elettorale perpetrata da Salvini nella giornata di sabato 21 marzo, appena ventiquattro ore prima dell'apertura delle urne. Il ministro aveva pubblicato sul proprio account X una fotografia con la scritta "Sì" ben visibile, accompagnata da una didascalia identica. Sebbene dal punto di vista strettamente legale tale condotta non costituisca una violazione vera e propria – poiché i social network non rientrano formalmente tra i limiti imposti dalla normativa elettorale – essa ha comunque violato la consuetudine consolidata nel sistema democratico italiano, secondo cui nei giorni precedenti la votazione gli esponenti politici dovrebbero astenersene.
La combinazione tra il pronostico clamorosamente sbagliato e il comportamento trasgressivo rispetto alle prassi ha scatenato una reazione massiccia della comunità online, trasformando l'accaduto in uno dei momenti più ironizzati della campagna referendaria. Per Salvini e la Lega, il risultato rappresenta una sconfitta politica che il leader avrebbe preferibilmente evitato di illustrare in anticipo con tale precisione numerica.