La consultazione referendaria sulla riforma della giustizia ha prodotto un risultato netto: il No ha prevalso con oltre 15 milioni di voti, distanziando il Sì di quasi 2 milioni di preferenze. Tuttavia, il dato più rilevante riguarda la composizione di questo consenso. Gli italiani che hanno votato contro la riforma sono risultati ben 5,5 milioni in più rispetto a coloro che alle elezioni europee del 2024 hanno scelto Partito democratico, Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi-Sinistri, i tre partiti che guidavano ufficialmente la campagna per il No. Uno scarto ancora più significativo emerge dal confronto con le politiche del 2022: la coalizione del No ha qui guadagnato 3,9 milioni di voti rispetto al consenso aggregato dei suoi sostenitori ufficiali.

Secondo l'analisi di Youtrend, almeno 4-5 milioni di elettori che hanno votato No non possono essere ricondotti ai partiti promotori della campagna. Questo fenomeno rivela una capacità di attrazione ben superiore alle sole basi elettorali dichiarate. I tre partiti progressisti hanno però dimostrato coesione interna: Pd, M5s e Avs hanno trattenuto oltre l'80% del proprio elettorato storico, confermando il fronte unito nella contrarietà alla riforma. Diversa la situazione dal lato opposto, dove il Sì ha subito erosioni significative: il Sì ha incassato 2,4 milioni di voti in meno rispetto ai consensi ottenuti dal centrodestra e dai soggetti moderati come Italia Viva, Azione e +Europa alle politiche 2022, e circa 400mila in meno rispetto alle europee di due anni fa.

Forza Italia ha registrato deflussi particolarmente visibili verso il No, un fenomeno che gli analisti interpretano come segnale di un elettorato urbano e moderato alla ricerca di un freno ai cambiamenti ordinamentali. Anche Azione, Italia Viva e +Europa risultano sostanzialmente divisi internamente, con il No prevalente soprattutto tra gli elettori di Italia Viva e +Europa. L'Istituto Cattaneo conferma la compattezza dei tre partiti di centrosinistra, rilevando però un elemento geopolitico rilevante: nelle città meridionali, una percentuale oscillante tra il 10% e il 30% degli elettori di centrodestra ha scelto comunque il No, in un quadro dove il voto al Sud ha assunto caratteri meno ideologici rispetto ai tradizionali schieramenti.

Questi dati sollevano interrogativi sulla replicabilità di questo consenso trasversale in futuro. Gli esperti evidenziano che il voto referendario ha attratto una quota significativa di cittadini che raramente partecipano alle competizioni elettorali tradizionali, rendendo complesso prevedere se questa mobilitazione possa tradursi in vantaggi per la coalizione del No nei prossimi appuntamenti politici. Il fronte progressista ha dunque conquistato un risultato più ampio dei propri numeri ufficiali, ma il carattere diffuso e talvolta scollegato dalle strutture partitiche di questo consenso rappresenta un elemento di incertezza per eventuali coalizioni future.