Nel giorno del verdetto referendario sulla giustizia, la magistratura sarda ha depositato una sentenza che riabilita parzialmente Alessandra Todde, governatrice della Sardegna. La presidente rimane al suo posto, ma porta comunque il peso di una sanzione economica di 40mila euro per irregolarità documentate nella rendicontazione della sua campagna elettorale.

Secondo quanto stabilito dalla Corte d'Appello di Cagliari, le irregolarità nelle dichiarazioni delle spese e dei finanziamenti sono effettivamente esistite e significative. I giudici hanno riscontrato mancanze che la norma qualifica come sostanziali rispetto agli obblighi di trasparenza. Tuttavia, il tribunale di primo grado aveva commesso un errore nel modificare l'accusa originaria senza concedere alla Todde la possibilità di controdedurre adeguatamente sui nuovi capi. Inoltre, era mancata una diffida formale che le avrebbe dato 15 giorni per correggere il tiro. Questi vizi procedurali hanno risultato determinante per salvarla dalla decadenza dalla carica.

La Corte ha anche chiarito un aspetto cruciale: nemmeno il controllo della Corte dei conti assolve un candidato dall'obbligo personale di dichiarare spese ricevute e donazioni raccolte tramite il proprio comitato elettorale. Questo passaggio suggerisce che la Todde non potrebbe invocare verifiche di altri enti per giustificare le proprie omissioni documentali.

L'opposizione non nasconde il proprio disappunto. Salvatore Deidda, deputato di Fratelli d'Italia, ha denunciato il precedente che si crea: secondo la sua lettura, questa sentenza invia un segnale pericoloso, ovvero che le irregolarità elettorali potrebbero essere sanatorie attraverso una semplice multa, trasformando la trasparenza da principio fondamentale a mera voce di bilancio della campagna. Il rischio sotteso è che la norma sulla rendicontazione perda mordente se il prezzo della violazione corrisponde semplicemente a un importo fisso versato nelle casse pubbliche.

La vicenda rimane emblematica di un tema più ampio: come il sistema giudiziario gestisce i conflitti fra rigore sostanziale e correttezza procedurale. Se da un lato la Todde mantiene incarico e credibilità istituzionale, dall'altro l'accertamento delle irregolarità non scompare dal fascicolo e continuerà a rappresentare una macchia politica nel suo mandato.