La vittoria del No al referendum sulla giustizia ha riacceso il dibattito sulla neutralità dei magistrati italiani. Secondo le critiche mosse da più parti, l'Associazione nazionale magistrati avrebbe agito come un vero e proprio partito politico durante la consultazione, trasformando i tribunali in comitati elettorali. Le scene documentate nei palazzi di giustizia di Milano, Napoli e altre città mostrano gruppi di giudici che hanno celebrato l'esito delle urne con spumante, champagne e cori, tra cui "Bella Ciao" e slogan contro il governo.

A Napoli, circa 50 magistrati si sono riuniti nella sede locale dell'Anm per festeggiare il risultato. La celebrazione è stata guidata da Ettore Ferrara, presidente emerito del tribunale partenopeo e coordinatore del principale comitato per il No nella città. Tra i partecipanti figuravano anche Luigi Picardi, ex presidente del tribunale di Napoli Nord, e il procuratore generale Aldo Policastro, entrambi critici verso le riforme proposte dal ministro Nordio. Alcuni magistrati hanno caratterizzato le scene come "agghiaccianti" dal punto di vista del decoro istituzionale, soprattutto considerando il ruolo di imparzialità che dovrebbe caratterizzare chi indossa la toga.

Un assente illustre è stato Nicola Gratteri, procuratore capo e uno dei volti principali della campagna contro il referendum, che ha scelto di restare nel suo ufficio al lavoro. La decisione del magistrato calabrese di non partecipare alle celebrazioni ha sorpreso alcuni osservatori, evidenziando possibili fratture all'interno dell'associazione riguardo ai modi di manifestare il proprio orientamento politico.

Il ministro della Giustizia ha commentato duramente gli accadimenti, sostenendo che la festa dell'Anm rappresenti "in primo luogo una vittoria dell'Associazione nazionale magistrati" e non della sinistra. Nordio ha inoltre avvertito che il trasformismo dell'Anm in soggetto politico avrà conseguenze, affermando che la coalizione di governo "dovrà farci i conti". La dichiarazione segna un'escalation della tensione tra l'esecutivo e la magistratura organizzata, mettendo in discussione il concetto stesso di indipendenza e neutralità della magistratura italiana.

La questione sollevata va oltre il singolo referendum: essa tocca il fondamento della separazione tra i poteri dello Stato. Se i magistrati, che per definizione dovrebbero rappresentare un potere terzo e imparziale, operano invece con modalità e intenti chiaramente schierati, viene meno uno dei pilastri della democrazia costituzionale. Le immagini di giudici che brindano contro una riforma del governo mettono in dubbio la capacità dell'ordine giudiziario di amministrare giustizia con equidistanza politica.