Italo Bocchino, direttore del quotidiano di orientamento conservatore Il Secondo d'Italia e volto televisivo della maggioranza governativa, si era esposto in prima persona con pronostici molto ottimisti riguardo all'esito del referendum sulla riforma Nordio della giustizia. In una serie di interventi pubblici, aveva ribadito con sicurezza che il Sì avrebbe prevalso ampiamente, fondando la sua convinzione sulla percentuale di forze politiche schieratesi a favore della modifica costituzionale. Secondo il suo ragionamento, il consenso politico del 57% avrebbe dovuto tradursi in una vittoria di almeno dieci punti percentuali tra gli elettori.
Per rendere ancora più enfatica la sua posizione, Bocchino aveva anche fatto una velata allusione alla canzone di Sal da Vinci che aveva trionfato al Festival di Sanremo, intitolata "Per sempre sì", quasi a voler sottolineare una sorta di destino inevitabile per l'opzione referendaria da lui sostenuta. Nel corso dei mesi precedenti al voto, aveva colpito duramente gli avversari, in particolare il giornalista Andrea Scanzi, accusandolo di fornire previsioni catastrofiche e promettendo che dopo il 23 marzo Scanzi continuerebbe a lamentarsi ancora più di quanto già facesse.
Quando i sondaggisti hanno iniziato a rilevare il sorpasso del No, Bocchino non ha esitato a metterli in discussione, accusandoli apertamente di non aver compreso i dati oppure di operare attivamente per favorire la campagna referendaria avversa. Li ha definiti "pavidi e complici", prevedendo che sarebbero stati "travolti" dal risultato elettorale. Persino durante lo svolgimento dei seggi, mentre i dati reali iniziavano a delinearsi, Bocchino ha dichiarato che l'alta partecipazione al voto avrebbe confermato il suo pronostico, asserendo che la sua previsione si stava rivelando corretta.
Il referendum ha però smentito completamente le aspettative di Bocchino: il No ha ottenuto una chiara vittoria, demolendo le certezze ripetutamente espresse dal giornalista nelle settimane precedenti. L'episodio rappresenta un esempio emblematico di come le convinzioni politiche e il desiderio di una determinata esito possano talvolta offuscare l'analisi dei dati e della realtà dei fatti, soprattutto quando chi si espone pubblicamente dispone di una piattaforma mediatica significativa per amplificare le proprie previsioni.