Una battuta d'arresto bruciante per il governo di Giorgia Meloni. Lunedì 23 marzo, gli italiani hanno fermato la riforma della magistratura proposta dall'amministrazione della leader di destra, consegnando una sconfitta netta in un referendum costituzionale di importanza cruciale. Il fronte del no ha prevalso con il 53,7 per cento dei consensi, mentre la partecipazione ha raggiunto quota 60 per cento—un dato significativo, superiore di ben nove punti rispetto all'ultimo consultum costituzionale di sei anni fa. Un risultato che mette in discussione la strategia dell'esecutivo e i suoi piani legislativi più ambiziosi.

L'asse del governo aveva puntato tutto sulla delegittimazione dei magistrati, accusandoli di essere espressione di correnti ostili alla maggioranza. La narrazione della coalizione presentava il provvedimento come necessario per contenere l'influenza delle cosiddette "toghe rosse" sui meccanismi democratici. Dal lato opposto, i promotori della campagna per il no hanno inquadrato la questione come difesa dei valori costituzionali, minacciati secondo loro da una visione autoritaria del potere propria di Meloni e del suo movimento. Il ricorso alle urne ha trasformato il dibattito in uno scontro identitario sulla natura stessa della Repubblica.

Plurimi fattori hanno giocato contro l'esecutivo. Il contesto internazionale si presenta carico di tensioni e incertezze, mentre Meloni ha optato per un allineamento con l'amministrazione Trump, una scelta che ha generato dissensi perfino all'interno della sua stessa maggioranza parlamentare. Ma a danneggiare ulteriormente le chances del sì è stata, a pochi giorni dal voto, l'inchiesta giornalistica sui rapporti—sia personali che commerciali—intrattenuti dal sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro con esponenti della 'ndrangheta. Una notizia che ha amplificato le critiche sulla coerenza del fronte governativo.

Meloni ha incassato il verdetto con una dichiarazione sottotono diffusa attraverso i social network, suo canale privilegiato di comunicazione in alternativa al dialogo con la stampa tradizionale. "I cittadini hanno deciso. Noi, come sempre, rispettiamo la loro scelta. Continueremo il nostro lavoro con responsabilità, determinazione e soprattutto con rispetto", ha affermato la presidente del consiglio nel video pubblicato sui suoi profili. Un messaggio che nasconde una situazione interna potenzialmente critica.

Dall'opposizione esultano. Elly Schlein, segretaria del Partito democratico e principale antagonista del governo, ha celebrato il risultato come prova dell'esistenza di una "maggioranza alternativa" capace di contrastare l'esecutivo. Ha annunciato l'intenzione di aggregare le forze politiche "progressiste" e si è dichiarata disponibile a partecipare a eventuali primarie dell'opposizione, come richiesto da Giuseppe Conte del Movimento 5 stelle. Il panorama politico italiano si prospetta più frammentato e conflittuale nei prossimi mesi, mentre il governo dovrà ricalibrare le proprie priorità e fare i conti con una legislature che, nonostante la sua stabilità finora registrata, si rivela meno malleabile di quanto Meloni aveva previsto.