Una mattinata di riunioni al ministero della Giustizia ha portato a un primo cambio della guardia nel governo dopo il flop del referendum sulla riforma della magistratura. Andrea Delmastro Delle Vedove, sottosegretario, ha comunicato le sue dimissioni irrevocabili al ministro Carlo Nordio. La decisione arriva in seguito a una serie di imbarazzanti situazioni che hanno coinvolto due figure chiave di via Arenula, entrambe protagoniste di scivoloni durante la campagna referendaria.
Secondo quanto trapelato, anche Giusi Bartolozzi, capo del gabinetto ministeriale, starebbe presentando le proprie dimissioni. La pressione sulla maggioranza era diventata insostenibile dopo i due incidenti che avevano danneggiato l'immagine dell'esecutivo negli ultimi giorni della spinta verso il voto. La decisione di lasciare gli incarichi rappresenta un tentativo di marcare una discontinuità netta e di placare il malcontento popolare che si era accumulato.
Delmastro ha motivato il suo passo indietro con una nota ufficiale in cui dichiara di aver commesso una "leggerezza", pur ribadendo di non aver agito scorrettamente. Nel comunicato, sottolinea la sua battaglia storica contro la criminalità, confermando l'adozione di misure concrete, ma assume pienamente la responsabilità del comportamento contestato. La scelta, sostiene, è stata dettata dall'interesse nazionale e dal rispetto nei confronti del governo e della presidente del Consiglio.
Al centro della bufera che ha travolto Delmastro c'è un locale romano denominato "la bisteccheria d'Italia", di cui risultava socio insieme alla figlia diciottenne di Mauro Caroccia. Quest'ultimo è stato condannato a quattro anni di reclusione per intestazione fittizia di beni riconducibili al clan del boss Michele Senese. La vicenda aveva sollevato interrogativi sulla gestione delle operazioni e sui possibili conflitti d'interesse.
Per quanto riguarda Bartolozzi, il danno reputazionale era legato a un'intervista rilasciata a Telecolor, emittente televisiva operante in Sicilia. La magistrata aveva espresso commenti incauti sulla vittoria del "Sì" al referendum, utilizzando un linguaggio particolarmente duro nei confronti della magistratura, riferendosi ad essa come a un "plotone di esecuzione". Le parole avevano suscitato scalpore e critiche trasversali. Rimane ancora incerta la sequenza degli ulteriori sviluppi: ulteriori dimissioni da altri dicasteri potrebbero seguire, anche se al momento il governo mantiene una posizione di attesa per valutare l'evoluzione della situazione.