La gestione della Giustizia nel governo ha subito un duro colpo con le dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro e della capo di gabinetto Giusi Bartolozzi. I due esponenti della maggioranza non erano però nuovi a situazioni controverse: una serie di vicende imbarazzanti aveva già messo in difficoltà l'esecutivo nei mesi precedenti le loro uscite di scena.
Andrea Delmastro, esponente di Fratelli d'Italia, è stato al centro di almeno tre affari significativi. Nel 2024 è stato condannato a otto mesi di reclusione per rivelazione di segreto d'ufficio: aveva fornito al collega Giovanni Donzelli documenti classificati riguardanti i colloqui in regime di isolamento massimo del detenuto anarchico Alfredo Cospito. Donzelli successivamente utilizzò questo materiale in Aula per attaccare i deputati del Partito democratico in visita al militante. La gaffe più eclatante risale invece a una presentazione di mezzi per il trasporto detentivo, quando Delmastro dichiarò: "Per me è un'intima gioia l'idea di far sapere ai cittadini come non lasciamo respirare chi sta dietro quel vetro oscurato", scatenando critiche dall'opposizione. Oltre a ciò, è stato coinvolto nell'episodio dello sparo di Capodanno in provincia di Biella, quando l'ex deputato Emanuele Pozzolo, passato successivamente a Futuro nazionale di Vannacci, ferì il genero di un agente che lo proteggeva sparando un colpo di pistola durante un festeggiamento. Delmastro era presente all'evento ma ha sempre sostenuto di non aver visto accadere il fatto, prendendo distanza dall'ex alleato.
Altrettanto turbolente sono state le settimane di Giusi Bartolozzi, la responsabile del gabinetto presso il ministero della Giustizia. La sua caduta definitiva è arrivata con una dichiarazione fuori luogo durante una consultazione popolare, quando ha invitato a votare a favore di una misura con l'obiettivo esplicito di "togliersi di mezzo la magistratura", causando una tempesta mediatica. Prima di questo episodio, era già stata al centro di un altro caso delicato: quello del generale libico Osama Almasri, ricercato dalla Corte penale internazionale per i crimini di tortura. L'uomo era stato fermato nel territorio italiano ma successivamente liberato e rimpatriato grazie all'inazione consapevole delle autorità governative. Bartolozzi, che aveva coordinato la gestione della pratica, si è ritrovata indagata per dichiarazioni false rese agli inquirenti.
Gli scandali legati a questi due funzionari hanno creato una serie di imbarazzi per il governo, minando la credibilità dell'amministrazione della Giustizia in un momento politicamente delicato. Le loro dimissioni rappresentano il punto finale di una sequenza di episodi che hanno alimentato il dibattito pubblico sulle responsabilità della gestione ministeriale e sulla corretta applicazione dei principi di legalità.