Le tensioni tra Washington e Teheran raggiungono un nuovo picco di scontro verbale. Un portavoce delle forze armate iraniane ha lanciato un'offensiva retorica contro l'amministrazione americana, derubricando i suoi sforzi negoziali a mero teatro di una potenza in declino. Il messaggio, trasmesso attraverso un video registrato dalla televisione di Stato nella giornata di mercoledì, non lascia spazio a interpretazioni: secondo Teheran, gli Stati Uniti stanno tentando di trasformare un fallimento geopolitico in una vittoria diplomatica.

Le accuse provengono dal tenente colonnello Ebrahim Zolfaghari, che nella sua dichiarazione ha utilizzato un linguaggio particolarmente provocatorio. L'ufficiale ha suggerito che i conflitti interni americani hanno raggiunto livelli tali da indurre Washington a negoziare praticamente con se stessa. Ha inoltre sostenuto che la potenza strategica degli Stati Uniti si sia trasformata in un vero e proprio «fallimento strategico», negando categoricamente qualsiasi possibilità di compromesso tra i due paesi.

Queste prese di posizione arrivano in un momento cruciale: l'amministrazione Trump ha infatti inviato all'Iran, attraverso il canale diplomatico pakistano, un articolato piano per il cessate il fuoco articolato in quindici punti. La proposta rappresentava un tentativo concreto di de-escalation, ma la risposta iraniana non potrebbe essere più fredda e dispregiativa nei confronti dell'iniziativa americana.

Secondo la linea ufficiale di Teheran, la posizione dell'Iran rimane immutata sin dall'inizio della crisi: nessuna concessione, nessun compromesso, nessuna apertura nei confronti di Washington. La dichiarazione di Zolfaghari ribadisce che questa intransigenza rappresenta la prima e ultima parola del governo iraniano, destinata a rimanere invariata nel tempo. Il tono del messaggio suggerisce che il dialogo tra le due potenze rimane profondamente compromesso, con prospettive di accordo ancora lontane.