L'amministrazione Trump ha messo sul tavolo una proposta strutturata in quindici punti per provare a riaprire il dialogo con l'Iran dopo anni di stallo diplomatico. Il piano affronta le questioni cruciali che dividono le due sponde: il programma nucleare iraniano, il controllo dello Stretto di Hormuz, il regime sanzionatorio e le garanzie di sicurezza per gli alleati americani nella regione. Secondo l'inviato di Repubblica Filippo Santelli, la portata della sfida è enorme e gli interessi in gioco vanno ben oltre il bilateralismo tra Washington e Teheran.

Il nocciolo della contesa rimane il nucleare iraniano. Gli Stati Uniti chiedono trasparenza totale sul programma di arricchimento dell'uranio e ispezioni senza restrizioni, mentre Teheran sostiene il diritto nazionale a sviluppare tecnologie nucleari civili. Sulla questione dello Stretto di Hormuz, passaggio vitale per il commercio energetico mondiale, Washington vuole garanzie concrete sulla libertà di navigazione e sulla sicurezza delle navi commerciali. L'Iran, però, considera il controllo delle acque territoriali una questione di sovranità nazionale e diffida degli impegni statunitensi.

Altrettanto spinosa la materia delle sanzioni economiche. Gli Stati Uniti propongono un alleggerimento progressivo delle misure restrittive solo se Teheran dimostrerà complianza verificabile. Dal canto suo, l'Iran rivendica la cancellazione immediata di tutti i provvedimenti punitivi come condizione preliminare per sedersi al tavolo negoziale. Questa divergenza rappresenta forse l'ostacolo più significativo, perché tocca i nervi scoperti della fiducia reciproca ormai quasi del tutto erosa.

Ma le complicazioni non riguardano soltanto il bilateralismo. Israele e i Paesi del Golfo, da sempre preoccupati delle ambizioni regionali di Teheran, vigilano con attenzione sulla trattativa. Tel Aviv teme che un accordo troppo permissivo possa facilitare il finanziamento di milizie e gruppi armati ostili. L'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, invece, richiedono garanzie specifiche sulla non proliferazione e sulla non destabilizzazione dei loro confini. Fare breccia in questo ginepraio diplomatico, secondo gli analisti, appare quasi un'impresa impossibile.

I negoziatori americani sanno di avere un margine di manovra limitato. Accettare le richieste iraniane potrebbe scatenare l'ostilità degli alleati israeliani e del Golfo; respingere categoricamente le pretese di Teheran significherebbe rinunciare a qualsiasi possibilità di dialogo costruttivo. Il piano in quindici punti rappresenta quindi un tentativo di quadrare il cerchio, trovando compromessi che accontentino tutte le parti. Tuttavia, le posizioni iniziali sono talmente distanti che servirà ben più di una semplice proposta per avviare una vera convergenza.