La vicenda che ha costretto Andrea Delmastro alle dimissioni da sottosegretario alla Giustizia registra un nuovo capitolo con la difesa di Miriam Caroccia, titolare del ristorante Bisteccheria d'Italia finito al centro di un'indagine antimafia. Attraverso il suo legale Fabrizio Gallo, la donna ha voluto chiarire la sua posizione rispetto alle ipotesi investigative, sottolineando che non ha mai ricevuto avvisi di garanzia e che rimane completamente estranea a eventuali illeciti.

Secondo quanto riferito dal penalista, la sua assistita intende collaborare pienamente con gli organi di giustizia per dimostrare di non aver mai versato denaro a terzi secondo modalità illegittime. Gallo ha espresso fiducia nella magistratura e si è detto disponibile a chiarire ogni aspetto della questione durante i futuri interrogatori.

La società "Le 5 Forchette Srl", che gestisce il locale in via Tuscolana a Roma, è stata costituita a Biella nel dicembre 2024 con un capitale iniziale di diecimila euro. Tra i soci fondatori figurava lo stesso Delmastro con il 25% delle quote, insieme a esponenti di Fratelli d'Italia come Elena Chiorino e Davide Zappalà. Lo stesso Delmastro ha successivamente trasferito le sue partecipazioni a una propria società personale, movimento tempestivo avvenuto prima della condanna definitiva di Mauro Caroccia, padre di Miriam, pronunciata dalla Cassazione.

Secondo l'ipotesi degli investigatori, Caroccia senior agirebbe come prestanome di Michele Senese, noto esponente della criminalità organizzata. La Guardia di Finanza sta approfondendo l'origine dei capitali utilizzati dalla famiglia per avviare l'attività commerciale, con il sospetto che il ristorante possa essere stato utilizzato per riciclare proventi illeciti. L'indagine è coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma, che si avvale del lavoro del procuratore aggiunto Ilaria Calò.

Delmastro, che ha rassegnato le dimissioni volontarie, ha descritto il suo coinvolgimento come una "leggerezza" dovuta a valutazione insufficiente della controparte commerciale, affermando di essersene reso conto solo in seguito all'arresto del padre Caroccia. Ha inoltre negato di aver mai utilizzato fondi ministeriali per spese personali presso l'esercizio. Anche la Procura di Torino potrebbe aprire un fascicolo parallelo sulla questione.