Mercoledì 25 marzo si è concluso il processo di primo grado che vedeva imputato Alì Said, il tiktoker di 25 anni che si autodefinisce il "re dei maranza". Il tribunale lo ha condannato a due anni di carcere per i reati di stalking e diffamazione aggravata. I due complici che lo affiancavano hanno ricevuto condanne minori: dieci mesi per uno e un anno per l'altro, entrambe con sospensione condizionale della pena. All'annuncio della sentenza, il giovane influencer ha protestato vivacemente in aula, provocando un richiamo del giudice.
I fatti risalgono allo scorso ottobre, quando Said e due amici hanno organizzato un agguato ai danni di un professore in via Vestignè, a Torino. L'insegnante è stato avvicinato e minacciato mentre stava passando con la figlia piccola. La scena è stata registrata con uno smartphone e successivamente diffusa sui social media dai responsabili, in un tentativo di renderla virale e accrescere il numero di follower e visualizzazioni. L'insegnante aveva in precedenza denunciato che il giovane lo accusava ingiustamente di maltrattare uno studente.
Dopo il fermo avvenuto a novembre 2025, Said ha ammesso quanto accaduto durante l'interrogatorio dicendo: "Abbiamo fatto quella roba lì". Tuttavia, ha cercato di minimizzare l'accaduto, sostenendo che si trattasse principalmente di una messa in scena finalizzata a intrattenere il suo pubblico online. "È quasi tutto finzione, faccio solo ridere, è il mio personaggio", ha dichiarato tentando di giustificarsi dinanzi al magistrato. Nonostante la confessione, il giovane non ha manifestato alcun segno di pentimento per l'episodio.
Nell'ambito del processo, l'insegnante, costituitosi parte civile con gli avvocati Davide Salvo e Davide Noviello, ha ottenuto una provvisionale di 5mila euro a titolo di risarcimento. Possibili compensi aggiuntivi potranno essere stabiliti in una successiva causa civile. Anche le suore Immacolatine, proprietarie della struttura scolastica, sperano di ricevere un risarcimento per l'accaduto.
Said si trova attualmente detenuto presso la casa circondariale di Aosta, dove sta scontando altre condanne per un totale di oltre cinque anni di reclusione. Per i due complici, sottoposti fino a oggi all'obbligo di firma settimanale, la pena rimane sospesa in via condizionale. La vicenda sottolinea una tendenza preoccupante, quella dell'utilizzo dei social network come vetrina per crimini e comportamenti illegali, trasformando episodi di violenza e intimidazione in contenuti per la ricerca di popolarità online.