Una nuova spina nel fianco per il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Mentre l'esecutivo italiano continua a difendere la scelta di cancellare il reato di abuso di ufficio dal codice penale, le istituzioni europee vanno in direzione opposta. Domani il Parlamento europeo voterà un documento complessivo dedicato alla lotta contro la corruzione che classifica proprio l'abuso di ufficio come un illecito di particolare gravità, rappresentando uno dei pilastri della prevenzione della corruzione pubblica.

Questo documento europeo crea un conflitto diretto con la riforma penale italiana del 2023, quando la maggioranza di governo guidata da Giorgia Meloni ha approvato l'abolizione di quella fattispecie. Una scelta allora motivata come razionalizzazione del sistema penale, ma che ora si scontra con gli standard che Bruxelles intende imporre a tutti gli Stati membri dell'Unione.

Per l'Italia si apre un nuovo fronte di confronto con le autorità comunitarie. Una volta approvata la direttiva europea, Roma avrà esattamente ventiquattro mesi di tempo per adeguare la propria legislazione ai nuovi standard richiesti. In caso di mancato adeguamento, scatterebbe automaticamente una procedura di infrazione, con tutte le conseguenze amministrative e economiche che ne deriverebbero.

La questione rischia di diventare oggetto di scontro politico interno. L'opposizione, già critica su altri fronti dell'azione di governo, potrebbe utilizzare questa divergenza con l'Europa come ulteriore elemento di contrasto all'esecutivo. Nel frattempo, il ministero della Giustizia dovrà valutare come procedere: reintrodurre il reato oppure rivendicare la propria scelta normativa rischiando di infrangere gli impegni europei.