Giusi Bartolozzi, figura di spicco presso il ministero della Giustizia come capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio, ha presentato le dimissioni in seguito alle pressioni esercitate da Giorgia Meloni. La decisione arriva all'indomani del fallimento referendario sulla riforma della giustizia e in un momento particolarmente delicato per la gestione dello stesso ministero, colpito da una serie di controversie e procedimenti penali che ne hanno compromesso l'immagine pubblica.
Secondo quanto riportato, il colloquio che ha condotto alle dimissioni si è protratto per oltre due ore e mezza, con la partecipazione diretta del ministro Nordio e il collegamento telefonico con vertici di Fratelli d'Italia e la premier stessa. La discussione sarebbe stata tensa, tanto che lo stesso Nordio avrebbe minacciato di dimettersi pur di mantenere Bartolozzi al suo fianco. Tuttavia, la volontà dell'esecutivo è risultata irrevocabile: l'addio della capo di gabinetto era diventato inevitabile.
La crisi di Bartolozzi affonda le radici in dichiarazioni che aveva rilasciato a Telecolor Siciliaweb, emittente locale, dove aveva attaccato in modo durissimo il sistema giudiziario nazionale. In quella occasione aveva usato un linguaggio particolarmente crudo, definendo la magistratura come "plotoni di esecuzione" e invitando i cittadini a votare sì al referendum per neutralizzarla. Queste affermazioni avevano provocato una reazione compatta dell'opposizione, con il deputato del Partito Democratico Federico Gianassi che aveva immediatamente chiesto le sue dimissioni, ritenendo le parole incompatibili con un ruolo istituzionale.
Oltre alla questione delle dichiarazioni incendiarie, pesa sulla figura della magistrata anche il cosiddetto caso Almasri, un procedimento che rimane tuttora sotto i riflettori della magistratura investigativa. Questo fascicolo rappresenta un elemento ulteriore nel contesto più ampio di difficoltà che ha investito il dicastero negli ultimi mesi, inclusa la condanna in primo grado del sottosegretario Delmastro per rivelazione di segreto d'ufficio. L'accumularsi di questi eventi ha indubbiamente alimentato la decisione di avviare una sorta di azzeramento interno dopo il pronunciamento negativo dei cittadini sulla separazione delle carriere magistratiche.