Il conflitto che sta infiammando il Medio Oriente sta producendo effetti devastanti anche sui bilanci delle aziende di trasporto merci italiane. L'escalation delle tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran ha innescato un'impennata dei prezzi petroliferi che si ripercuote direttamente sulle spalle degli imprenditori del settore logistico nazionale.

Secondo Riccardo Morelli, presidente dell'Associazione nazionale imprese trasporto automobisotico (Anita), la situazione è particolarmente critica. In una dichiarazione rilasciata a Tgcom24, il rappresentante del comparto ha messo in evidenza come lo shock del mercato petrolifero stia provocando un vero e proprio terremoto nel trasporto merci, un settore già provato da anni di difficoltà economiche.

I numeri parlano da soli: al netto delle riduzioni temporanee sull'accisa sui carburanti già introdotte dal governo, i costi per le imprese di trasporto hanno subìto un incremento superiore al 20% dall'inizio della crisi mediorientale. Una pressione finanziaria insostenibile per aziende che già operano con margini ridotti al minimo.

Morelli non ha usato mezzi termini nel sottolineare l'urgenza dell'intervento pubblico. Secondo il presidente dell'Anita, le misure sinora adottate non risultano sufficienti: è necessario che l'esecutivo elabori una strategia più ampia e strutturale per affrontare il problema dell'impennata dei costi energetici nel comparto del trasporto su strada, evitando che questa crisi possa riversarsi completamente sui prezzi finali dei servizi logistici e, di conseguenza, su tutta la catena di distribuzione delle merci nel paese.