L'escalation nelle acque del Golfo Persico non basta più. Secondo quanto riferito da una fonte militare iraniana all'agenzia Tasnim, organo stampa vicino alle Guardie della Rivoluzione, gli ayatollah hanno già messo gli occhi su un secondo obiettivo strategico: lo Stretto di Bab el-Mandab, il passaggio meridionale che collega il Mar Rosso all'Oceano Indiano e rappresenta la porta d'accesso marittima più breve verso il Canale di Suez e il Mediterraneo senza circumnavigare l'Africa.
La dichiarazione arriva come risposta esplicita a eventuali azioni militari americane nel Golfo Persico. "Se gli Stati Uniti decidessero di agire contro le nostre isole o il nostro territorio, oppure lanciassero operazioni navali nel Golfo e nel Mar d'Oman, allora apriremmo fronti di sorpresa altrove. In questo modo, i loro sforzi non solo non otterrebbero risultati, ma i costi per loro aumenterebbero considerevolmente", ha dichiarato la fonte militare citata da Tasnim. L'avvertimento prosegue: "Bab el-Mandab è uno degli stretti più importanti del pianeta, e l'Iran ha sia la volontà che i mezzi per rappresentare una minaccia concreta. Se Washington pensa di risolvere il problema dello Stretto di Hormuz ricorrendo a misure avventate, farebbe bene a non crearsi altri guai aggiungendo un secondo stretto alla lista dei suoi problemi".
Tuttavia, i calcoli strategici di Teheran sembrano più complessi di quanto la retorica militare voglia far credere. Bloccare completamente Bab el-Mandab richiederebbe uno sforzo logistico enormemente superiore rispetto alle operazioni già condotte nello Stretto di Hormuz. Il motivo principale è geografico: mentre Hormuz costeggia direttamente le sponde iraniane, Bab el-Mandab dista migliaia di chilometri dalla Repubblica Islamica, situandosi tra la penisola arabica e il Corno d'Africa. Per esercitare un controllo effettivo sui carichi commerciali diretti verso il Mar Rosso e Suez, Teheran dovrebbe dimostrare concretamente le proprie capacità d'azione, sia attraverso operazioni segrete di posizionamento di mine nelle acque strategiche, sia mediante attacchi aerei e navali nella zona.
Questa seconda opzione comporta rischi significativi. Qualsiasi missile lanciato dall'Iran verso Bab el-Mandab dovrebbe necessariamente sorvolare il territorio di altri Paesi, inclusa l'Arabia Saudita, aprendo così a complicazioni diplomatiche e militari ancora maggiori. Il regime degli ayatollah, già impegnato su fronti multipli con i raid verso Israele e le provocazioni nei confronti dei Paesi del Golfo, dovrebbe valutare con estrema prudenza se conviene aggiungere una terza area di conflitto potenziale all'equazione già estremamente delicata dell'equilibrio mediorientale.