Un'onda di violenza attraversa gli istituti scolastici italiani, dal nord-ovest al nord-est. L'ultimo episodio risale al 25 marzo a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, dove una professoressa ha riportato ferite gravi durante un'aggressione perpetrata da un giovane di soli 13 anni armato di coltello. L'accaduto rappresenta l'ultimo di una serie allarmante di episodi che coinvolgono armi bianche negli ambienti educativi.
Secondo i dati dell'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche, il problema ha assunto dimensioni preoccupanti. Durante il 2025, sono stati registrati quasi 87mila casi di studenti in età compresa tra i 15 e i 19 anni che hanno fatto ricorso a lame per intimidire o ferire altri all'interno del contesto scolastico. Si tratta di un fenomeno che tocca diverse aree geografiche: dalla Spezia ad Abbiategrasso, passando per Sesto San Giovanni e Varese fino a giungere ai casi più recenti in provincia di Bergamo.
La gravità della situazione è confermata dalla natura delle aggressioni, che non rimangono circoscritte a minacce verbali ma si traducono frequentemente in ferimenti concreti. Gli istituti scolastici, che dovrebbero rappresentare luoghi sicuri di crescita e formazione, si trovano invece confrontati con una realtà dove la violenza armata è divenuta purtroppo una possibilità concreta.
Questa progressione allarmante di episodi solleva interrogativi cruciali sulla sicurezza nelle scuole e sui fattori sociali e psicologici che conducono minori e adolescenti a trasportare e utilizzare armi. Le istituzioni educative e le autorità competenti si trovano di fronte a una sfida che richiede interventi strutturali e strategie di prevenzione sempre più efficaci per contrastare un fenomeno che appare in continua espansione.