Slow Fiber continua la sua crescita nel panorama della manifattura italiana responsabile. La rete che promuove una filiera tessile e dell'arredamento orientata alla sostenibilità e al rispetto dell'ambiente accoglie undici nuove aziende, portando il totale dei soci da 27 a 38. Un risultato che testimonia come anche nel settore tessile nazionale stia crescendo la consapevolezza della necessità di coniugare la tradizione del saper fare italiano con pratiche produttive consapevoli del loro impatto ecologico.
L'allargamento della rete rappresenta un rafforzamento significativo dell'ecosistema che vuole preservare il modello produttivo italiano attraverso un impegno condiviso verso trasparenza, valorizzazione delle risorse locali e attenzione all'ambiente. Le nuove associate operano lungo l'intera catena produttiva: dalla filatura iniziale alla maglieria, passando per tintura e tessitura. Tra i nuovi membri figurano sia storiche realtà artigianali che aziende di più ampie dimensioni, provenienti da distretti manifatturieri del Nord-Ovest e del Centro Italia dove l'esperienza tessile rappresenta un patrimonio ancora vivo.
Tra le undici nuove associate spicca Tintoria Mancini di Sandigliano, in provincia di Biella, che da oltre mezzo secolo lavora fibre pregiate come cashmere, lana e seta. Accanto a essa operano realtà come Brugnoli di Busto Arsizio, specializzata in maglieria circolare da settant'anni, e Roberto Collina Maglieria di Crevalcore, marchio di fama internazionale attivo dalla fine del secondo dopoguerra. Completano il quadro Cardinalini & C. in Umbria, Tessitura F.lli Bortolotto nel Trevigiano, Quality Biella nei servizi di controllo qualità, Filatura Luisa 1966 a Masserano e altre realtà minori ma ugualmente radicate nei rispettivi territori.
Questo ampliamento riflette una trasformazione più ampia del settore tessile italiano, dove alla ricerca tradizionale di qualità si aggiungono ora imperativi di sostenibilità e etica produttiva. L'eterogeneità delle nuove aziende—dalle piccole botteghe ai laboratori più strutturati—dimostra come il messaggio di Slow Fiber abbia trovato ricezione trasversale tra i produttori. L'obiettivo comune rimane quello di costruire una filiera che sappia mantenere la competitività internazionale del made in Italy senza compromessi sul fronte ambientale e della responsabilità verso le comunità locali.