Kyriakos Mitsotakis ha comunicato ufficialmente l'innalzamento della retribuzione minima mensile in Grecia nel corso di una seduta del Consiglio dei ministri. La nuova soglia, che entrerà in vigore dal prossimo primo aprile, si attesterà a 920 euro lordi: un passo avanti di quaranta euro rispetto all'importo precedentemente in vigore nel paese ellenico.

Il governo ateniese ha tracciato una roadmap chiara per i prossimi anni, fissando come traguardo intermedio il raggiungimento di 950 euro di salario minimo entro il 2027. Questo obiettivo coincide con la scadenza naturale della legislatura e quindi con la conclusione del secondo mandato presidenziale di Mitsotakis.

Durante l'annuncio, il primo ministro ha voluto inquadrare la decisione all'interno di una più ampia strategia nazionale. "In un periodo di sfide così significative, la solidità del paese deve poggiare su fondamenta di coesione interna e unità tra le forze sociali e politiche", ha sottolineato il leader greco, evidenziando come gli aumenti salariali rappresentino uno strumento di stabilità economica e sociale.

La mossa si inserisce in un contesto europeo caratterizzato da pressioni inflazionistiche e da crescenti preoccupazioni circa il potere d'acquisto delle famiglie. Per la Grecia, reduce da anni di crisi economica e austerità, questa progressione stipendiale segna un segnale di recovery e una maggiore attenzione verso i lavoratori a basso reddito.