Domani torna in piazza la categoria dei giornalisti italiani. È il secondo sciopero in pochi mesi, con una terza giornata di mobilitazione già programmata per il 16 aprile. Al centro della protesta il mancato rinnovamento del contratto nazionale e una situazione lavorativa che si fa sempre più difficile, inserendo il nostro paese tra i peggiori d'Europa sotto il profilo delle tutele e dei compensi per chi fa informazione.

I numeri raccontano una situazione critica. Secondo i dati Inps, i giornalisti dipendenti nel nostro paese sono circa 17mila: oltre 13mila professionisti e quasi tremila pubblicisti. Ma il vero esercito di chi vive di penna è composto dai freelance, che arrivano a 48mila unità contando anche i collaboratori saltuari. Per circa ventimila di questi ultimi, l'informazione rappresenta il principale fonte di reddito. L'Italia, intanto, occupa il 49esimo posto nella classifica mondiale sulla libertà di stampa e detiene il poco invidiabile primato europeo per numero di denunce e querele contro gli operatori dell'informazione.

Sulla questione economica, le cifre fanno impressione. La media nazionale lordi per giornalisti e pubblicisti si ferma a 59mila euro annui, equivalenti a circa 2.800 euro netti mensili. Ma questo dato generale nasconde disparità significative tra chi lavora in grandi testate e chi è impiegato in realtà minori. Alcune emittenti locali, riviste specializzate e portali come Citynews e Fanpage applicano contratti con compensi minimi decisamente inferiori: qui gli assegni mensili scendono a 1.200-1.500 euro netti. Persistono anche marcate differenze di genere, con le donne che percepiscono il 18 per cento in meno rispetto ai colleghi uomini.

La situazione peggiora drasticamente per chi lavora come libero professionista. Le partite iva del settore si fermano a una media di 17mila euro lordi annui, mentre i collaboratori occasionali toccano a malapena gli 11mila euro. A differenza della Francia, dove esiste un tariffario minimo vincolante anche per i freelance, in Italia manca completamente una soglia sotto la quale i compensi non possono scendere. Questo assenza normativa ha generato una vera e propria guerra al ribasso, dove gli editori più aggressivi hanno progressivamente compresso le tariffe al minimo possibile.

La protesta di domani rappresenta quindi uno scontro su questioni fondamentali: il riconoscimento economico del lavoro giornalistico, la tutela contrattuale e il mantenimento di standard professionali in un settore sempre più sotto pressione. Con una terza giornata di sciopero già fissata per il 16 aprile, la categoria intende fare sentire il proprio disagio fino a quando non arriveranno risposte concrete dai tavoli di trattativa.