In una conferenza stampa con i corrispondenti italiani, il portavoce delle Idf Nadav Shoshani ha lanciato un avvertimento alle capitali europee circa la progressiva evoluzione dell'arsenale missilistico iraniano. Secondo le valutazioni dell'intelligence israeliana, la Repubblica Islamica starebbe sviluppando nuove piattaforme di lancio capaci di raggiungere una gittata di 4.000 chilometri, rappresentando secondo Shoshani una "minaccia totale" per gli equilibri geopolitici regionali e non solo.

Le dichiarazioni del portavoce israeliano assumono particolare rilevanza nel contesto della possibile escalation militare qualora i governi europei decidessero di schierarsi apertamente a sostegno dell'azione offensiva di Washington e Tel Aviv contro Teheran. Anche il nostro Paese, ha specificato Shoshani, non può considerarsi fuori dal raggio d'azione del programma missilistico iraniano. "Per l'Italia, anche i sistemi d'arma attualmente in dotazione alle forze armate iraniane, con opportuni adattamenti, potrebbero risultare estremamente letali e pericolosi", ha sottolineato, aggiungendo che le minacce maggiori riguarderebbero piuttosto Regno Unito, Francia e Spagna.

Secondo Shoshani, l'Iran già possiede missili a medio raggio in grado di coprire distanze fino a 2.000 chilometri e potenzialmente sino a 3.000. Tali ordigni presentano caratteristiche costruttive significative: serbatoi di carburante dalle dimensioni di un autobus e capacità di carico esplosivo fino a una tonnellata. Riducendo il payload bellico e incrementando la capacità di combustibile, questi vettori potrebbero estendere ulteriormente la propria portata operativa.

A titolo dimostrativo, il portavoce ha ricordato gli impatti devastanti registrati negli attacchi contro le città israeliane di Arad e Dimona, dove cariche esplosive comprese tra 200 e 300 chilogrammi hanno causato distruzioni massicce alle infrastrutture e ferimenti a oltre cento persone. Una simile capacità distruttiva, se applicata al territorio europeo, potrebbe avere conseguenze catastrofiche, secondo la ricostruzione israeliana.