Sandro Ruotolo, eurodeputato socialista e membro della segreteria nazionale del Partito Democratico, lancia un'accusa pesante al Partito popolare europeo. Le dichiarazioni del presidente del Ppe Manfred Weber sulla politica migratoria non rappresentano una gaffe occasionale, bensì segnalano un cambio di rotta strategico: il maggiore gruppo conservatore dell'Europarlamento ha deciso di competere con le forze di estrema destra usando le loro stesse armi, quella della paura e della retorica divisiva.

Secondo Ruotolo, ridurre fenomeni migratori complessi a uno slogan semplicistico come "chi non ha diritto deve uscire" equivale ad abbandonare la politica in favore della demagogia pura. I meccanismi di rimpatrio esistono già all'interno della normativa comunitaria: il vero nodo politico è gestire i flussi migratori con serietà, garantendo il rispetto dei diritti umani fondamentali, non trasformare l'immigrazione in un'arma identitaria per consenso elettorale facile.

L'eurodeputato sottolinea che il voto sul regolamento europeo sui rimpatri ha dimostrato chiaramente la disponibilità del Ppe a formare coalizioni parlamentari con i nazionalisti e i sovranisti. Una scelta che Ruotolo giudica grave e irresponsabile perché compromette gli equilibri interni dell'assemblea legislativa europea e mette in discussione il significato stesso del progetto di integrazione continentale. Questa dinamica rischia inoltre di contaminare anche l'orientamento politico della Commissione von der Leyen, nata come compromesso fra forze europeiste e democratiche, non certo come capitolazione alle destre radicali.

Il clima che si è respirato nell'Aula dopo l'approvazione della norma, con applausi entusiasti definiti dal politico dem come "tifo da stadio", rappresenta uno spettacolo indegno per un'istituzione come il Parlamento europeo. Tale atmosfera avvelenata non ha nulla a che condividere con l'esercizio consapevole della responsabilità che dovrebbe caratterizzare le istituzioni continentali.

Ruotolo conclude ribadendo che la sinistra europea continuerà a opporsi fermamente a questa deriva politica. Proteggere sicurezza e rispetto della legalità rimane una priorità legittima, ma raggiungerla sacrificando diritti e dignità umana rappresenta un tradimento dei principi fondativi stessi dell'Unione. L'Europa non può trasformarsi nello spazio dove ricevono legittimazione le spinte più reazionarie del continente.