Javier Milei attraversa il momento più critico della sua presidenza. A poco più di un anno dal suo insediamento, avvenuto a dicembre 2023, il leader ultraliberista argentino registra i livelli di popolarità più bassi dall'inizio del mandato, con molteplici istituti di ricerca che convergono su uno scenario politico sempre più compromesso per il capo di stato.

Secondo l'agenzia di sondaggi Atlas Intel, il gradimento nei confronti del presidente è precipitato al 36%, perdendo ben 5 punti percentuali nel giro di tre mesi rispetto a febbraio. Ancora più preoccupante la crescita della disapprovazione, che ha raggiunto il 62%, segnando un incremento di 6 punti in pochi settimane. I dati dell'istituto specializzato disegnano un quadro di progressivo isolamento politico per Milei.

Le rilevazioni condotte dagli atenei argentini Torquato di Tella e San Andrés fotografano una situazione analoga. L'università Utdt registra un indice di fiducia nel governo di appena 2,3 su una scala da 1 a 5, segnando il terzo mese consecutivo di flessione e toccando il punto più basso dal momento dell'assunzione della carica. Lo scarto rispetto a febbraio è del 3,5%, un segnale di deterioramento costante. L'università San Andrés rileva una soddisfazione generale del 33%, con una caduta di 7 punti dal rilevamento precedente.

Il crollo consensuale affonda le radici nella concomitanza di diversi fattori: gli scandali che direttamente coinvolgono esponenti del governo, l'impatto della strategia economica volta all'apertura delle importazioni e la contrazione significativa della domanda interna. La politica di importazioni ha accentuato la crisi occupazionale, erodendo il potere d'acquisto degli argentini e alimentando il malcontento tra le fasce più vulnerabili della popolazione.

Per Milei, che aveva conquistato l'elettorato con promesse di cambiamento radicale, questi numeri rappresentano un cambio di scenario politico notevole. La perdita di consenso potrebbe complicare significativamente il percorso legislativo e la governabilità nei mesi a venire, costringendo l'amministrazione a fare i conti con un orizzonte politico sempre più ostile e una società sempre più scettica rispetto alle ricette economiche finora applicate.