L'Europarlamento ha dato il proprio assenso ai negoziati relativi al regolamento sui rimpatri dei migranti irregolari, aprendo la strada ai triloghi tra le istituzioni comunitarie. La votazione, che ha registrato 389 voti favorevoli, 206 contrari e 32 astensioni, certifica il consolidamento di un asse politico tra il Partito popolare europeo, i conservatori di destra e le forze sovraniste, una combinazione che ha permesso l'approvazione del testo nonostante l'opposizione dei socialisti.

Fra le novità principali del provvedimento figura l'introduzione dei cosiddetti hub per i rimpatri, strutture gestibili anche nei Paesi terzi, che rappresentano uno strumento centrale della nuova strategia comunitaria per contenere gli ingressi irregolari. Il regolamento, su cui ha lavorato come relatore anche l'esponente meloniano Alessandro Ciriani, privilegia il rimpatrio forzato rispetto alle partenze volontarie e allarga significativamente le opzioni disponibili per l'allontanamento dei migranti, consentendo anche Paesi extra-europei come destinazioni finali.

In Italia, il voto ha seguito linee di governo. Le forze della maggioranza – Fratelli d'Italia, Forza Italia, Lega e il deputato Vannacci – hanno votato a favore, mentre Partito democratico, Movimento Cinque Stelle, Alleanza Verdi Sinistra ed Elisabetta Gualmini si sono opposti. Per il governo Meloni il risultato rappresenta un successo politico considerevole: il presidente di Ecr Nicola Procaccini ha parlato di «cambiamento radicale di paradigma», sottolineando come l'approccio italiano sia diventato progressivamente la posizione dominante in Europa. La stessa presidente del Consiglio ha commentato che l'Ue «va finalmente nella direzione giusta» e ha rivendicato il testo come conferma della credibilità della politica migratoria comunitaria.

L'approvazione, tuttavia, ha scatenato critiche durissime dall'opposizione progressista. Il deputato dem Sandro Ruotolo ha accusato il Ppe di inseguire l'estrema destra sulla strada della paura, mentre Avs sostiene che la destra europea collabora con i sovranisti per promuovere norme populiste e discriminatorie, facendo riferimento a modelli già sperimentati negli Stati Uniti. La parlamentare Pd Cecilia Strada teme che il regolamento trasformi di fatto i rimpatri in vere e proprie deportazioni, con effetti dannosi sulla sicurezza reale dei cittadini e il rischio di alimentare marginalità.

Sul fronte procedurale, le istituzioni bruxellesi hanno accelerato i tempi: poche ore dopo il voto all'Eurocamera è già iniziato il primo trilogo fra Parlamento, Consiglio e Commissione, con l'obiettivo dichiarato di raggiungere un accordo entro i prossimi mesi. Un iter che non sarà privo di ostacoli, considerando le profonde divergenze emerse durante la discussione e il ruolo destabilizzante che il dossier migratorio continua a esercitare sulla fragile maggioranza di centrodestra che sostiene la Commissione von der Leyen.