La Regione Toscana ha votato compatta per rafforzare la lotta contro i Pfas, i cosiddetti "inquinanti eterni": composti chimici sintetici che resistono alla degradazione e si accumulano progressivamente nell'ambiente e negli organismi viventi. La mozione approvata dal Consiglio regionale impegna la Giunta a intensificare le verifiche sulla contaminazione idrica. Sulla carta, tutto sembra pronto. Nella realtà, tuttavia, emerge un quadro ben diverso.

Da gennaio 2026 sono entrati in vigore i nuovi parametri europei recepiti dal decreto legislativo 102/2025, che dal 12 gennaio hanno reso vincolanti controlli molto più rigidi sui livelli di Pfas nelle acque potabili. La legge prevede un doppio meccanismo di sorveglianza: controlli interni gestiti direttamente dai fornitori idrici, e verifiche esterne affidate alle aziende sanitarie locali. Proprio questi ultimi, però, risultano completamente paralizzati. "Le aziende sanitarie toscane non riescono a effettuare le analisi obbligatorie per rilevare la presenza di Pfas", denuncia Rossella Michelotti, presidente del Forum toscano dei movimenti per l'acqua, in una dichiarazione a MediaLives News. "Sono passati oltre sessanta giorni dall'entrata in vigore della norma e mancano sia la strumentazione che le convenzioni necessarie".

La situazione è stata confermata dalle stesse strutture sanitarie. L'Azienda Usl Toscana nord ovest, che dovrebbe coordinare tutti i controlli di laboratorio per l'intero sistema sanitario regionale, ha ammesso il 4 marzo di non disporre ancora della tecnologia richiesta. In una comunicazione agli enti che hanno richiesto accesso agli atti, la struttura ha spiegato di aver indetto una gara d'appalto per acquisire l'equipaggiamento necessario, ma che i macchinari non sono ancora operativi. Questo ritardo significa che, attualmente, nessuno può verificare in modo indipendente se l'acqua che arriva nelle case dei toscani rispetta gli standard europei di sicurezza.

Michelotti sottolinea come questo vuoto normativo sia particolarmente critico: le verifiche interne condotte dai gestori degli acquedotti non bastano a garantire trasparenza e affidabilità. Servono controlli esterni, imparziali e certificati. "L'assenza di questi accertamenti rappresenta un rischio concreto per la salute pubblica", osserva. La mozione votata all'unanimità, pur essendo un segnale di consapevolezza politica, al momento rimane dunque lettera morta: senza i mezzi per implementarla, la Toscana si trova in una situazione paradossale dove le intenzioni normative si scontrano con l'incapacità operativa di farle rispettare.