La strada si fa in salita per i principali siti di contenuti per adulti. La Commissione europea ha accertato in via preliminare che quattro megapiattaforme del genere – Pornhub, Stripchat, XNXX e XVideos – hanno infranto il Digital Services Act, il regolamento che disciplina i servizi online nell'Unione. L'accusa è pesante: non hanno garantito una protezione adeguata ai minori dall'esposizione a materiale pornografico. Nel mirino degli ispettori europei finiscono soprattutto i meccanismi di controllo sinora adottati, come le semplici autodichiarazioni di maggiore età, ritenute insufficienti e facilmente aggirabili da chi non ha ancora 18 anni.
Le conseguenze economiche potrebbero essere significative. Se le violazioni verranno confermate nella fase successiva, le piattaforme dovranno fare i conti con ammende proporzionate all'entità dell'infrazione, che potrebbero raggiungere il 6% del loro fatturato annuale globale. Un importo tutt'altro che simbolico. Henna Virkkunen, vicepresidente della Commissione, ha sottolineato il principio alla base dell'azione: "Le piattaforme online devono assumersi le loro responsabilità. Con questa azione dimostriamo il nostro impegno nel far rispettare il Digital Services Act, assicurando che i bambini ricevano la protezione online che spetta loro di diritto".
L'indagine, avviata lo scorso maggio, ha rivelato che i quattro siti non hanno condotto una valutazione diligente e approfondita dei rischi connessi ai propri servizi. Anzi: secondo le conclusioni preliminari di Bruxelles, le piattaforme avrebbero dato priorità a considerazioni commerciali, come il timore di danni alla reputazione, piuttosto che concentrarsi sui pericoli reali per i minori. In alcuni casi, avrebbero persino fornito informazioni ingannevoli e ignorato gli appelli delle organizzazioni che tutelano i diritti dell'infanzia.
I sistemi di protezione finora messi in campo – oscuramento dei contenuti, avvisi espliciti, etichette di accesso ristretto agli adulti – si sono rivelati carta straccia. Nessuno di questi strumenti è stato in grado di bloccare effettivamente l'accesso ai giovani. Per questo la Commissione ha chiesto alle quattro piattaforme di implementare sistemi di verifica dell'identità che rispettino la privacy degli utenti. L'Europa sta già sperimentando un'app dedicata a questo scopo, che potrebbe diventare lo standard di riferimento nel continente.
Ora la palla passa alle piattaforme incriminate. Potranno consultare la documentazione delle indagini e fornire una risposta scritta alle accuse. Non è la parola finale, ma un passaggio cruciale prima che Bruxelles decida se inasprire ancora il tiro. La battaglia europea contro i servizi online che non rispettano i diritti dei minori continua a prendere forma.