La scomparsa di Umberto Bossi, fondatore della Lega, ha riacceso le tensioni politiche nei palazzi istituzionali milanesi. Se a livello nazionale tutti i partiti hanno reso omaggio al leader leghista - riconosciuto dallo stesso Presidente Mattarella come protagonista della scena politica italiana degli ultimi decenni - a Milano la situazione si è rivelata più complessa e conflittuale.
In Consiglio comunale, la vice presidente dell'assemblea Roberta Osculati, esponente del Partito democratico, ha cercato di tracciare una linea di equilibrio. Pur dichiarando di appartenere a un'area politica lontana dalle idee e dai metodi di Bossi, ha riconosciuto le sue doti di leadership e la capacità di interpretare le istanze della società del Nord negli anni Ottanta e Novanta. Un tentativo di serenità che però non ha retto. Il consigliere Michele Albiani, sempre Pd, ha protestato duramente contro il minuto di silenzio, accusando Bossi di aver "sdoganato l'odio verso chi non era del Nord" e di aver "normalizzato il razzismo". Le sue parole hanno scatenato controreplica dai banchi del centrodestra, portando alla sospensione della seduta.
Lo scontro si è fatto ancora più aspro nel Municipio 3, dove la presidente Antola e il Consiglio hanno negato categoricamente la richiesta di commemorazione. Un rifiuto che la Lega ha definito "grave e inaccettabile". Samuele Piscina, segretario provinciale della Lega, e Davide Rampi, capogruppo leghista in Municipio, hanno parlato di "gesto oltraggioso verso le istituzioni e la storia democratica", sottolineando come lo stesso Capo dello Stato avesse riconosciuto in Bossi un "vero democratico".
L'episodio evidenzia una frattura interna alla coalizione progressista di Milano, dove il riconoscimento della statura politica di Bossi convive con una memoria critica dei suoi metodi comunicativi e delle posizioni contro i migranti. Se il Pd nazionale ha optato per l'onore delle armi nei confronti del Senatur, parte della base milanese continua a vederlo come incarnazione di una stagione politica da contrastare anche post mortem. Nel capoluogo lombardo, il ricordo di un uomo che aveva trasformato la Lega in uno dei principali movimenti italiani si è così trasformato in occasione di polemica e divisioni, mostrando come il suo lascito rimanga tutt'altro che pacificato.