Il Parlamento europeo ha bloccato il rinnovo di una deroga alle normative sulla privacy che scadeva il 3 aprile, creando un cortocircuito tra due esigenze apparentemente inconciliabili: proteggere i minori dagli abusi online e salvaguardare la riservatezza dei cittadini. La misura contestata permetteva alle piattaforme digitali di utilizzare sistemi automatizzati per individuare e denunciare immagini e video di violenze sessuali ai danni di bambini, oltre a segnalare casi di grooming. Il voto ha suscitato forti tensioni all'interno dell'Eurocamera, con accuse reciproche tra i principali gruppi politici.
Il Partito popolare europeo ha lanciato l'allarme, sostenendo che bloccare questa deroga equivale a "proteggere i predatori e abbandonare i bambini senza difesa". I Socialisti e Democratici hanno invece replicato puntando il dito contro l'inflessibilità degli Stati membri, ritenuti responsabili del fallimento dei negoziati sul cosiddetto Chat Control, il regolamento definitivo ancora in discussione da tempo. Persino la delegazione italiana si è divisa, con deputati della maggioranza e dell'opposizione schierati su fronti opposti. La votazione rappresenta il punto di vista secondo cui sottoporre a controllo automatico le conversazioni private, anche per motivi di sicurezza, rappresenterebbe un passo troppo invasivo verso la sorveglianza di massa.
La Commissione europea ha espresso profonda insoddisfazione per l'esito. Il commissario agli Affari interni Magnus Brunner ha dichiarato di fatica a comprendere la decisione dell'Aula, ricordando che il continente ospita la quantità maggiore di materiale pedopornografico al mondo. Nel contempo, Bruxelles ha accelerato su altri fronti, brandendo le nuove regole sui servizi digitali per costringere le piattaforme a maggiore rigore. L'ultimo bersaglio è stato Snapchat: la Commissione ha avviato un'indagine formale per verificare se l'applicazione esponga gli adolescenti a rischi concreti di adescamento, reclutamento criminale, oltre alla vendita di droghe, alcol e sigarette elettroniche. L'inchiesta esaminerà i meccanismi di segnalazione dei contenuti illeciti e le impostazioni predefinite della app, come la funzione "Trova amici" e le notifiche permanentemente attive.
Parallelamente, Palazzo Berlaymont ha emesso una sentenza preliminare nei confronti dei principali siti pornografici, tra cui Pornhub, Stripchat, XNXX e XVideos, dichiarando inadeguati i loro sistemi di verifica dell'età. Secondo la Commissione, i minori riescono ancora troppo facilmente ad accedere a questi contenuti per adulti, violando le protezioni che il diritto europeo impone. Emerge così un'Europa spaccata tra la volontà di vigilanza e quella di limitare controlli invasivi sulle comunicazioni private, mentre le piattaforme digitali rimangono in bilico tra obblighi di legge sempre più stringenti e il diritto alla privacy degli utenti.