Il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso invoca un'urgente riconciliazione tra i poteri dello Stato, ancora segnati dalle tensioni generate dal referendum sulla giustizia. In un intervento dal tono pacificatore, Amoroso sottolinea come tra l'ambito politico e quello giudiziario «si sia verificata una rottura» che non può più essere ignorata, specie considerando i toni accesi che hanno caratterizzato la campagna referendaria.
Il massimo giudice costituzionale paragona l'attuale situazione al difficile dopoguerra del 1946, quando l'Italia dovette ricostruirsi dalle macerie materiali e istituzionali. Sebbene oggi il contesto sia profondamente diverso, il messaggio rimane univoco: il dialogo rappresenta l'unica strada percorribile. Amoroso sottolinea come questa riconciliazione sia indispensabile per affrontare i problemi strutturali del sistema giudiziario, in primo luogo l'eccessiva durata dei processi, vera e propria forma di ingiustizia quando le decisioni arrivano troppo tardi.
Sulla questione delle riforme costituzionali, Amoroso assume una posizione equilibrata: la Carta fondamentale non è immodificabile e può essere sottoposta a revisioni, ma questo deve avvenire attraverso processi caratterizzati da prudenza e consapevolezza delle conseguenze. Le modifiche al sistema giustiziario, in particolare, richiedono una discussione costruttiva tra tutte le forze politiche e gli attori istituzionali coinvolti, non decisioni imposte da spinte referendarie.
L'appello arriva all'indomani della consultazione popolare, che ha registrato una partecipazione considerevole alle urne, confermando l'interesse dei cittadini verso questi temi delicati. Tuttavia, Amoroso invita a superare ogni forma di contrapposizione sterile, consapevole che le vere sfide della magistratura rimangono invariate e attendono risposte concrete piuttosto che battaglie ideologiche.