L'Europarlamento ha dato il via libera a una direttiva anticorruzione che pone un problema diretto al governo italiano: gli stati membri hanno due anni per conformarsi alle nuove norme, e per l'Italia questo significa affrontare il nodo irrisolto dell'abuso d'ufficio, il reato eliminato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio poco più di un anno fa.
La votazione a Strasburgo rappresenta una chiara sconfitta politica per l'esecutivo, tanto che nella coalizione di governo emergono crepe significative. Fratelli d'Italia, partner principale del ministro, ha votato contro le posizioni difese da Nordio sull'argomento, segnalando una spaccatura interna su una questione che resta controversa. La pressione internazionale sulla lotta alla corruzione, dunque, rischia di rimettere in discussione una delle scelte normative più contestate dell'attuale governo.
Brando Benifei, commentando l'esito della votazione, ha sottolineato come la destra italiana si trovi visibilmente in difficoltà. Secondo l'esponente dell'opposizione, la direttiva europea costituisce una vera e propria smentita nei confronti delle scelte governative, costringendo Roma a rivedere una decisione che aveva suscitato già forti polemiche tra magistrati e costituzionalisti.
La direttiva anticorruzione rappresenta un impegno della Commissione europea per elevare gli standard nella prevenzione e nel contrasto dei comportamenti scorretti nella pubblica amministrazione. L'Italia avrà ventiquattro mesi per allineare la propria legislazione ai nuovi parametri comunitari, con la possibilità concreta che il governo debba riconsiderare l'abrogazione del reato di abuso d'ufficio, attuando di fatto una marcia indietro rispetto alle scelte di Nordio.