L'isola caraibica si trova al centro di uno scontro tra superpotenze che rischia di eclissare la grave situazione umanitaria vissuta dalla popolazione. Da novanta giorni Cuba sperimenta interruzioni di corrente prolungate a causa dell'impossibilità di importare petrolio, conseguenza diretta dell'embargo unilaterale statunitense. Una decisione che colpisce indiscriminatamente adulti, minori, anziani e persone con problemi di salute, rendendo quotidiana la privazione di servizi essenziali come l'approvvigionamento idrico e la conservazione degli alimenti.

La situazione si è ulteriormente inasprita quando il governo cubano ha rifiutato la richiesta dell'ambasciata americana di importare carburante per le proprie operazioni, qualificandola come «presuntuosa» di fronte alla mancanza d'energia che colpisce l'intero paese. Questo gesto, pur comprensibile dal punto di vista simbolico, rischia di alimentare ulteriormente le ostilità. Nel frattempo, il presidente Trump continua a lanciare provocazioni, dichiarando di potersi «impadronire di Cuba» e di avere piena libertà di azione. L'Avana risponde organizzando esercitazioni militari di deterrenza, mentre tre senatori democratici hanno presentato una risoluzione al Congresso per stabilire che qualunque operazione militare contro l'isola deve ricevere l'approvazione legislativa e non può essere intrapresa unilateralmente dall'esecutivo.

Francesco Diaz Canel, presidente cubano, ha tuttavia segnalato aperture negoziali significative. Sul tavolo ci sarebbero la possibilità di consentire ai cubani residenti negli Stati Uniti di investire nell'isola, anche in settori strategici, oltre alla prospettiva di coinvolgere l'Fbi nell'indagine su uno scontro a fuoco avvenuto in acque cubane tra una imbarcazione con dieci cubano-americani armati e le autorità locali. Persino la questione dei risarcimenti per confische e nazionalizzazioni di proprietà americane successive al 1959 è entrata nei colloqui.

Tuttavia, il generale Donovan, davanti al Congresso, ha mantenuto una postura prudente, escludendo preparativi per un'aggressione ma ribadendo la prontezza americana a reagire a eventuali attacchi contro l'ambasciata all'Avana o la base di Guantanamo. Il Pentagono ha inoltre sostenuto che i servizi di sicurezza cubani rappresentano una minaccia per gli interessi statunitensi nella regione, specialmente per le loro capacità di infiltrazione.

Mentre diplomatici e militari negozia e si preparano, i riflettori mediatici rimangono divisi: i media di Miami enfatizzano le proteste cittadine contro i blackout, mentre quelli cubani amplificano le rivendicazioni dei migranti negli Usa che chiedono l'allentamento dei vincoli su transazioni e trasferte. In questa competizione narrativa per il controllo della narrazione internazionale, le voci di chi sperimenta concretamente la mancanza di corrente, acqua e cibo rischiano di rimanere inascoltate.