Quello che sembrava un episodio passeggero legato al panico post-invasione dell'Ucraina si sta trasformando in un fenomeno strutturale. Le banche russe continuano a perdere depositi in modo massiccio, con i risparmiatori che preferiscono tenere il denaro fuori dal sistema finanziario formale. Nel corso del 2025, il deflusso complessivo di fondi dal settore bancario nazionale ha raggiunto 12,8 miliardi di dollari, generando un deficit di liquidità strutturale di 14,7 miliardi di dollari negli istituti di credito.

Ma il dato veramente allarmante emerge dalle cifre relative a gennaio 2026. Secondo le informazioni dell'Intelligence ucraina, i cittadini russi hanno prelevato in quel mese oltre 19,7 miliardi di dollari, reinvestendone in depositi solamente 5,8 miliardi. Questa operazione ha comportato un deflusso netto di 13,9 miliardi di dollari dalle casse bancarie. A titolo comparativo: in un solo mese sono usciti dal sistema più soldi rispetto all'intero anno precedente. Il picco rimane tuttavia ancora quello di marzo 2022, quando, dopo l'invasione e l'imposizione delle sanzioni internazionali, i russi ritirarono 25,9 miliardi di dollari.

Gli esperti di intelligence attribuiscono il fenomeno a due fattori principali. Il primo è la perdita di fiducia nelle istituzioni finanziarie locali, già indebolite dalle sanzioni internazionali nonostante il rialzo dei prezzi del petrolio abbia fornito una parziale compensazione economica. Il secondo è l'inflazione dilagante: le famiglie russe hanno smesso di credere nella conservazione del valore dei propri risparmi bancari e preferiscono spendere il denaro subito piuttosto che vederlo erodere dal caro-prezzi. Dal gennaio 2022 a oggi, la quantità di contante circolante in Russia è aumentata del 40%, con l'accelerazione maggiore registrata tra luglio e settembre 2025.

La trasformazione è visibile anche nei comportamenti di consumo quotidiani. Secondo i dati disponibili, dal 2026 uno ogni due cittadini russi ha ricevuto l'offerta di pagare in contanti per beni o servizi, mentre uno su tre ha sperimentato questa modalità di pagamento più di una volta. Il ritorno al contante rappresenta un significativo ritorno al passato nelle economie moderne, segno di un deterioramento della fiducia nel denaro digitale e nei sistemi bancari.

Le conseguenze per il settore finanziario russo sono serie e di lungo termine. La riduzione della base depositi limita la capacità delle banche di concedere crediti alle aziende e alle persone fisiche, con effetti a cascata sull'economia reale. Allo stesso tempo, gli istituti di credito diventano sempre più dipendenti dai meccanismi di rifinanziamento della Banca centrale russa, un'altra spia della fragilità strutturale del sistema. Il circolo vizioso è evidente: meno fiducia genera meno depositi, meno depositi significa meno prestiti disponibili, e il tutto accelera ulteriormente la sfiducia nel settore bancario.