Una mobilitazione senza precedenti prenderà forma domani a Bruxelles in difesa dell'indipendenza della Corte Penale Internazionale. Due organizzazioni della società civile europea, Eumans e Non c'è pace senza giustizia, hanno organizzato un presidio presso la sede della Commissione europea per rivendicare il coinvolgimento diretto di Ursula von der Leyen nella protezione dell'istituzione giudiziaria internazionale. L'obiettivo dichiarato è ottenere l'attivazione di quello che viene chiamato blocking statute, uno scudo normativo europeo concepito per contrastare i tentativi di pressione economica e legale provenienti da Washington e Mosca ai danni della Corte.

A partire dalle 13:00 di domani avrà inizio formalmente uno sciopero della fame che si protrarrà per sessantatre giorni consecutivi, basato sulla metodologia del Satyagraha, la pratica di protesta nonviolenta resa celebre da Mahatma Gandhi. Il principio su cui si fonda prevede una catena ininterrotta di digiuni in cui ogni partecipante si impegna per un periodo circoscritto prima di passare il testimone al successivo. Secondo gli organizzatori, ben 3.400 cittadini europei hanno aderito all'iniziativa, con 117 di loro già confermati per la prima fase della protesta.

La decisione di ricorrere a una forma di protesta così impegnativa rispecchia il senso di urgenza percepito dai promotori rispetto alle minacce che graverebbero sulla Corte Penale Internazionale. Sia gli Stati Uniti che la Russia avrebbero infatti attivato una serie di strumenti sanzionatori e coercitivi di natura economica e giuridica, con alcun effetto extraterritoriale, al fine di limitare l'operatività dell'istituzione. Tale pressione rappresenterebbe, secondo i promotori della manifestazione, un pericolo concreto per l'autonomia decisionale e l'indipendenza della Corte stessa.

Il contesto geopolitico che fa da sfondo a questa mobilitazione è complesso. Proprio negli ultimi mesi l'Ungheria di Viktor Orbán ha deciso di ritirarsi dalla Corte Penale Internazionale in segno di protesta per i mandati d'arresto emessi nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Tuttavia, le elezioni ungheresi di recente hanno aperto uno spiraglio di speranza agli attivisti: Marco Cappato, che ricopre il ruolo di co-presidente del movimento pan-europeo Eumans, ha espresso la speranza che il nuovo governo guidato da Peter Magyar possa invertire la rotta, riportando Budapest nel sistema internazionale di giustizia penale.

Per gli organizzatori della protesta, l'Europa gioca in questa partita un ruolo cruciale e insostituibile. Come sottolineano i promotori dell'iniziativa, qualora le istituzioni europee dovessero scegliere l'inerzia o il compromesso, finirebbero inevitabilmente per diventare complici del processo di indebolimento della Corte. È questo il messaggio che cercheranno di far passare domani a Bruxelles attraverso una forma di protesta nonviolenta ma altamente simbolica.