La vittoria è schiacciante e il messaggio altrettanto chiaro: Peter Magyar non intende semplicemente subentrare a Viktor Orban, ma ribaltare completamente il sistema ungherese. Presentatosi davanti a una sala stampa gremita a Budapest, il leader del partito Tisza ha sottolineato come quella in corso non sia una semplice alternanza di governo, ma un vero e proprio cambio di regime. Con 138 seggi su 199 parlamentari, Magyar dispone di una super maggioranza qualificata che gli consente di modificare persino la Costituzione. Il mandato ottenuto dagli elettori viene descritto dal futuro primo ministro come particolarmente forte, con la responsabilità di rimettere un paese che definisce devastato su un percorso diverso.
Da insider del sistema Orban, Magyar ha saputo conquistare non solo le città tradizionalmente progressive, ma anche le province e le aree rurali dove il sovranista aveva costruito il suo bacino elettorale storico. Il mappa dei risultati mostra il blu di Tisza – il nome richiama il fiume Tibisco – diffuso su quasi tutta l'Ungheria, relegando Fidesz e i suoi alleati a enclave sempre più periferiche. Il quarantacinquenne avvocato ha promesso di avviare la transizione nel giro di pochi mesi, entro maggio, per evitare ulteriori ritardi nel processo di rinascita nazionale.
Sul fronte internazionale, Magyar segna una discontinuità netta rispetto alla linea orbaniana. "Non contatterò Vladimir Putin e non contatterò Donald Trump", ha dichiarato con tono risolutivo, tracciando però una distinzione cruciale tra i due. Mosca è qualificata come una minaccia diretta alla sicurezza ungherese ed europea, mentre Washington rimane un alleato strategico da coltivare all'interno della struttura Nato. Questo posizionamento respinge implicitamente gli appoggi che il tycoon americano aveva pubblicamente accordato a Orban, e consolida un orientamento euroatlantico che Magyar ha ripetuto più volte: l'Ungheria appartiene all'Europa.
Il nuovo esecutivo sarà composto prevalentemente da figure alle loro prime esperienze di alto livello. Tra i primi atti, Magyar ha già indicato uno scontro diretto con il presidente Tamas Sulyok, considerato organicamente legato a Orban. L'avvocato lo ha definito un "burattino" e ha chiesto pubblicamente di non opporre resistenze al passaggio di consegne, di conferirgli l'incarico il prima possibile e successivamente di dimettersi. Il riequilibrio dei poteri costituzionali è destinato a diventare un pilastro dell'agenda riformatrice, insieme a misure concrete sulla trasparenza amministrativa e un pacchetto organico anticorruzione. Magyar ha inoltre annunciato l'intenzione di sottoporre a referendum una riforma della Carta costituzionale che introdurrebbe il limite di due mandati per la carica di primo ministro, con effetto retroattivo: una mossa pensata esplicitamente per sigillare per sempre la stagione Orban, già al quinto mandato consecutivo. Nel corso della maratona conferenza stampa durata tre ore, Magyar ha accusato esplicitamente il premier uscente di aver depredato il paese, coinvolgendo nelle critiche anche il ministro degli Esteri uscente Peter Szijjarto.