Bruxelles accoglie con sollievo il risultato elettorale dalla Sponda del Danubio. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, da anni in rotta di collisione con Viktor Orban, non ha nascosto la propria soddisfazione: "Popolo ungherese, ce l'avete fatta, vi siete ribellati come nel 1956", ha dichiarato al termine della conferenza stampa dedicata alla strategia energetica europea. Con il nuovo premier ungherese Peter Magyar, l'esecutivo europeo dovrà affrontare alcune questioni rimaste sospese, ma von der Leyen sottolinea come le priorità di Budapest "sembrino già definite su molti fronti".

La débâcle di uno dei simboli più controversi del sovranismo continentale rimette in discussione gli equilibri di forza all'interno dell'Unione. Il voto ungherese produce onde d'urto che raggiungono direttamente Roma: il governo italiano, con la premier Giorgia Meloni e il vicepremier Matteo Salvini, sono stati storici alleati di Orban. Salvini, dopo una notte di silenzio, ha provato a mitigare l'impatto: "Rispettiamo la volontà popolare. Vedremo se la nuova maggioranza riuscirà a realizzare anche solo una parte di quello che Orban ha compiuto negli anni", ha affermato. Il leader leghista aveva programmato di celebrare una possibile conferma di Orban durante il raduno dei Patrioti previsto sabato a Milano, ma i piani sono stati rivisti. Più cauti gli esponenti di Fratelli d'Italia, che sottolineano come Magyar condivida posizioni simili su questioni strategiche come immigrazione e politica ambientale.

Ma il vero tema di fondo riguarda qualcosa di più ampio: il crescente isolamento politico dell'agenda trumpiana in Europa. Secondo l'analisi della segretaria Pd Elly Schlein, "l'era dei sovranismi è conclusa. Insieme a Orban hanno perso anche Trump e il suo movimento". I dati elettorali da Olanda e Danimarca, sommati al referendum italiano, traccierebbero una linea coerente: l'influenza del tycoon americano si sta trasformando sempre più in un handicap per i partiti populisti europei. Man mano che la posizione anti-Ue di Trump si fa più radicale, sempre più leader nazionalisti del continente si trovano imbarazzati dall'associazione.

Lo scenario che preoccupa le destre europee è quello dei prossimi tre anni. Nel 2027 si terranno elezioni cruciali in Italia, Francia, Spagna e Polonia. Chi ha costruito la propria narrazione sulla sintonia con Washington adesso naviga in acque difficili. La sconfitta ungherese rappresenta un avvertimento: nel contesto europeo attuale, essere percepiti come fiancheggiatori dell'agenda americana potrebbe rivelarsi una seria vulnerabilità politica. Bruxelles guarda con rinnovata fiducia al cambio di guardia a Budapest, consapevole che gli equilibri delle prossime battaglie politiche del continente potrebbero spostarsi significativamente a favore di chi difende l'autonomia dell'Ue.