La notte di Budapest si è trasformata in una celebrazione collettiva dopo la sconfitta elettorale di Viktor Orban. Lungo le sponde del Danubio e in piazza Batthyany, una marea di cittadini ha invaso le strade agitando bandiere ungheresi e dell'Unione Europea, scandendo slogan di liberazione mentre chitarristi ambulanti suonavano sotto il Ponte delle Catene illuminato. Il messaggio che rimbalzava tra la folla era univoco: "È finita". La vittoria di Peter Magyar rappresenta non solo il superamento di un leader politico, ma il simbolo di una generazione che ritrova fiducia nel futuro europeo.

I riferimenti storici si sono intrecciati durante questa lunga notte di festa: alcuni hanno evocato il 1989, l'anno della caduta del muro, altri il 1956, quando gli ungheresi si ribellarono contro l'occupazione sovietica. Giovani studenti come Anna e Patrik distribuivano champagne ai passanti urlando il loro desiderio di appartenenza europea, mentre altri rimettevano in circolazione lo slogan storico "Ruszkik, haza!" - "Russi, tornate a casa!" - caricandolo di nuovo significato. Nora, una giovane manifestante, ha catturato il sentimento della notte: "Finalmente avremo un'Ungheria più vicina ai nostri alleati, senza i nemici inventati di questi anni". Magyar, dal palco allestito dai volontari dell'opposizione, ha parlato di responsabilità e di una rotta verso un'Unione Europea autentica.

La città non ha dormito. I trasporti pubblici hanno continuato a riversare persone verso il centro fino alle tre del mattino, quando ancora migliaia affollano i viali suonando clacson e cantando. I ruin pub del settore ebraico nel settimo distretto - locali nati dalle rovine di una città che usciva dal comunismo - erano pieni zeppi di gente che festeggiava, accanto a chi ancora esitava, conscio del peso dei cambiamenti in arrivo. Le scale mobili della metro sono state fermate dalla folla, i treni partivano sempre più congestionati. Era una festa collettiva di liberazione, dove il peso di ventitré anni di "democrazia illiberale" sembrava finalmente cadere dalle spalle della popolazione ungherese.