Mentre le esportazioni di tequila dal Messico subiscono un tracollo globale, l'Italia emerge come un'oasi di crescita. Secondo i dati del Consejo Regulador, l'organo che custodisce la denominazione di origine della bevanda messicana, nei primi due mesi del 2026 le importazioni tricolori sono aumentate dell'11%. Un risultato che spiccherà ancora più in un contesto internazionale di crisi.
Il quadro generale è infatti tutt'altro che roseo. Gli spedimenti verso i dieci principali mercati mondiali hanno subìto un crollo verticale del 44%, scendendo a 39,8 milioni di litri. Il responsabile principale di questo declino è il mercato statunitense, tradizionalmente il maggior consumatore mondiale di tequila, che ha ridotto i suoi acquisti del 47%. Una contrazione che testimonia le difficoltà economiche che stanno caratterizzando il primo trimestre del 2026.
In questo scenario recessivo, l'Italia si posiziona tra le rare eccezioni positive. Insieme alla Francia, che ha registrato un balzo impressionante del 32%, e soprattutto al Giappone, protagonista di un exploit straordinario con un incremento del 250%, la penisola mantiene una domanda solida. Un segnale che il consumatore italiano continua a riporre fiducia in questo distillato, anche quando i mercati globali vacillano.
Ma c'è un elemento ancora più rilevante: il primato qualitativo italiano. Il nostro Paese importa una tequila di eccellenza assoluta, con il 98% delle spedizioni rappresentate da tequila 100% di agave, la variante più pregiata e pura disponibile sul mercato mondiale. Si tratta di un prodotto confezionato rigorosamente senza aggiunta di zuccheri a basso costo, a differenza di versioni alternative meno nobili. Una preferenza che rivela il gusto raffinato del consumatore italiano, disposto a investire sulla qualità anche in periodi di incertezza economica globale.
Per Città del Messico, questi numeri rappresentano una boccata d'ossigeno. In un momento in cui le esportazioni complessive soffrono, sapere che il segmento premium trova ascolto nei mercati europei e asiatici suggerisce che il problema non riguarda la tequila stessa, quanto piuttosto la contrazione della domanda generale di consumi discrezionali, particolarmente accentuata negli Stati Uniti.