A quasi ottant'anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, il modello democratico liberale occidentale si trova a un bivio cruciale. È l'allarme lanciato da Anne Applebaum, storica rinomata e collaboratrice di The Atlantic, che ha analizzato in profondità le implicazioni geopolitiche della nuova amministrazione americana e il suo impatto sulla stabilità globale.
Secondo Applebaum, che ha vinto il premio Pulitzer per i suoi studi sulle autocrazie, Donald Trump rappresenta una categoria politica completamente diversa rispetto ai leader populisti europei come Giorgia Meloni o Marine Le Pen. «Non si tratta semplicemente di una figura conservatrice o di destra», spiega la storica. «Trump incarna un radicalismo molto più profondo, con attorno una cerchia di collaboratori mossi da convinzioni cospirative e determinati a smantellare il sistema politico attuale». L'analisi va oltre le etichette tradizionali, descrivendo un fenomeno che intacca le fondamenta istituzionali.
Particolarmente significative sono le osservazioni di Applebaum sulla recente tensione alla Casa Bianca tra Trump, il suo vice J.D. Vance e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. In quella occasione, la storica ha dichiarato di percepire «la presenza di Vladimir Putin nella stanza». La dinamica geopolitica emerge chiaramente dal fatto che Putin nutrisca una visione del mondo plasmata dalle esperienze del Kgb durante il crollo del muro di Berlino. Il leader russo aspira a ridimensionare l'influenza americana globale, a ripristinare il controllo russo sull'Europa e a riportare il paese allo status di superpotenza. Applebaum suggerisce che Trump condivida obiettivi simili, immaginando uno scenario in cui lui stesso, Putin e forse il presidente cinese Xi Jinping firmerebbero un accordo che ridefinirebbe le sfere di influenza mondiale.
Riguardo al futuro della democrazia liberale, Applebaum non dipinge un quadro completamente catastrofico. «La democrazia liberale ha ancora un futuro», afferma. «Tuttavia, rimane incerto se gli Stati Uniti continueranno a rappresentarla e a guidarla». La storica nota che alcuni dei piani attualmente in discussione potrebbero già incontrare resistenze significative, come dimostra la crescente opposizione al tentativo di controllare l'amministrazione federale. Resta inoltre nebuloso il progetto concreto per risolvere il conflitto ucraino.
L'Europa emerge come attore cruciale in questo scenario inedito. Applebaum invita il continente a «sviluppare strategie inedite per operare in un mondo trasformato da un'America profondamente mutata». Il messaggio è chiaro: la vecchia architettura di sicurezza transatlantica non può più essere data per scontata, e le democrazie europee devono prepararsi a operare in autonomia in uno scenario geopolitico radicalmente diverso da quello della Guerra fredda e del dopoguerra.