L'escalation militare che ha caratterizzato il fine settimana nel Medio Oriente sta mettendo a nudo una frattura fondamentale: mentre Israele ha obiettivi dichiarati e coerenti, gli Stati Uniti sembrano navigare al buio. I bombardamenti statunitensi e israeliani continuano a colpire Iran e Libano su scala sempre più ampia, ma le conseguenze umanitarie stanno sollevando interrogativi sempre più pressanti sulle reali intenzioni di Washington e Tel Aviv.

Nelle prime fasi del conflitto, i raid aerei si erano concentrati su target militari e sui vertici della leadership iraniana. Ora il quadro è radicalmente mutato. Le operazioni colpiscono infrastrutture civili critiche: depositi petroliferi e raffinerie a Teheran hanno preso fuoco, trasformando il cielo della capitale in una coltre di fumo tossico e contaminando intere zone urbane con idrocarburi. Gli abitanti sono stati invitati a restare in casa. Le immagini degli incendi giganteschi hanno un carattere quasi apocalittico. Ancora più preoccupante: i bombardamenti hanno danneggiato anche un impianto di dissalazione dell'acqua, provocando una controrisposta iraniana con attacchi droni contro strutture identiche in Kuwait. In una regione dove l'acqua è una risorsa scarsissima, colpire sistemi di approvvigionamento idrico rappresenta sia una violazione flagrante del diritto internazionale che un chiaro segnale: il bersaglio non è il regime, ma la popolazione civile.

Gli obiettivi del premier Netanyahu sono cristallini e senza ambiguità. Israele intende concludere le due guerre e mezzo che sta conducendo da tempo: liquidare Hezbollah in Libano e rovesciare il regime di Teheran. Non ci sono mezze misure nella strategia israeliana. Come ha dichiarato Danny Citrinowicz, analista militare citato dal Financial Times, la posizione di Israele è brutalmente esplicita: "Se scoppia un golpe, perfetto. Se la gente scende in piazza, perfetto. Se scoppia una guerra civile, perfetto. A Israele non importa niente del futuro e della stabilità dell'Iran". Per Tel Aviv si tratta di eliminare una minaccia ritenuta esistenziale, a qualunque prezzo e con qualunque mezzo.

Ben diversa è la situazione dalla parte americana. Trump e i suoi ministri hanno presentato versioni contraddittorie e confuse degli obiettivi bellici statunitensi, lasciando osservatori e alleati nel disorientamento totale. Washington sembra trascinata in una guerra dalla quale fatica a definire chiaramente cosa intenda ottenere. Tutto suggerisce che Trump sia stato spinto soprattutto dalle pressioni di Netanyahu, ma le reali motivazioni strategiche di fondo restano oscure ai più.