Ursula von der Leyen ha affrontato il tema della situazione iraniana e del conflitto mediorientale in toni decisi durante il convegno degli ambasciatori dell'Unione europea. La massima rappresentante dell'esecutivo comunitario non ha usato mezzi termini nel commentare il ruolo del regime di Teheran, sottolineando che non ci deve essere alcuna indulgenza verso una struttura di potere che ha causato morti e oppressione alla propria popolazione. Al contempo, la presidente ha ampliato lo sguardo alle conseguenze più ampie della destabilizzazione regionale in corso.
Secondo von der Leyen, il conflitto attualmente in atto presenta ricadute non previste che stanno già incidendo concretamente sulla stabilità europea. Gli effetti si ripercuotono su molteplici fronti: dalle dinamiche energetiche ai mercati finanziari, dal commercio internazionale ai sistemi di trasporto, fino agli spostamenti di popolazione. La tensione ha già provocato attacchi diretti contro installazioni militari britanniche a Cipro, ha costretto l'Alleanza atlantica ad intervenire per neutralizzare droni, ha messo in pericolo cittadini europei e ha esposto partner strategici dell'Ue a minacce concrete.
La presidente ha enfatizzato come questa spirale di instabilità pone interrogativi fondamentali sul futuro dell'ordine internazionale vigente, basato su principi e regole condivisi. La sfida più pressante riguarda la capacità dell'Europa di mantenere coesione e una risposta coordinata in scenari di crescente complessità geopolitica.
Von der Leyen ha respinto categoricamente l'idea che l'Europa possa permettersi di ridurre il proprio coinvolgimento negli affari globali e di isolarsi dalle turbolenze mondiali. Ha definito questa posizione illusoria e controproducente, sottolineando l'importanza strategica di comprendere appieno questi fattori mentre l'Ue elabora gli orientamenti della sua politica estera nei mesi a venire. Il messaggio è chiaro: il disimpegno non è un'opzione praticabile per una potenza come l'Europa.