Emergono nuovi dettagli su irregolarità procedurali nel voto che ha scelto Mojtaba Khamenei come nuovo leader dell'Iran. L'ayatollah Mohsen Heidari ha rivelato alla televisione di Stato che diversi ecclesiastici dell'Assemblea degli Esperti non hanno ricevuto notifica della riunione decisiva e, nonostante si trovassero nella città di Qom, sono rimasti esclusi dal processo di votazione. La dichiarazione, ripresa dalle agenzie Iran International e Nexta, sollevaquestioni sulla trasparenza della procedura.

Secondo quanto riferito da Heidari, il quorum è stato comunque raggiunto: più di due terzi dei 88 componenti dell'assemblea hanno partecipato alla seduta, il minimo costituzionalmente richiesto per la validità del voto. Nel corso della riunione, Mojtaba Khamenei avrebbe ottenuto quasi l'85% dei suffragi espressi dai presenti, il che equivarrebbe a circa 50 voti favorevoli su almeno 59 votanti. Tuttavia, l'esclusione di alcuni membri rimane un elemento che mina la rappresentatività complessiva della decisione.

L'accaduto porta in superficie le tensioni già esistenti all'interno dell'Assemblea degli Esperti riguardo alla successione della Guida Suprema Ali Khamenei, scomparso di recente. Non pochi ecclesiastici della massima istituzione iraniana si oppongono apertamente al principio della trasmissione ereditaria del potere, soprattutto verso un successore privo di carica ufficiale nel sistema gerarchico sciita. Le esclusioni dal voto riflettono dunque un conflitto ideologico di fondo sulla legittimità stessa della transizione in corso.

La questione solleva interrogativi sulla solidità del processo decisionale iraniano nel momento più delicato per la stabilità politica del Paese. L'Assemblea degli Esperti è formalmente preposta a scegliere e controllare la Guida Suprema, ruolo che concentra il massimo potere esecutivo e religioso. Una procedura segnata da criticità procedurali e divisioni interne potrebbe indebolire la legittimazione del nuovo leader agli occhi tanto del clero quanto della popolazione.