Il primo ministro del Qatar ha lanciato un'accusa diretta all'Iran, definendo gli attacchi missilistici e con droni condotti contro il Paese del Golfo come un «pericoloso errore di calcolo». Intervistato da Sky News per la prima volta dall'inizio della campagna di bombardamenti, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman al Thani ha espresso sorpresa e disapprovazione verso le azioni di Teheran, sottolineando che Doha aveva sempre cercato di mantenere relazioni costruttive con il vicino regionale.

Il premier qatarino ha rigettato con fermezza le giustificazioni e i pretesti addotti dall'Iran per giustificare gli attacchi. Ha inoltre sottolineato che la situazione rappresenta un rischio concreto di destabilizzazione dell'intera regione, con conseguenze potenziali sull'equilibrio economico internazionale. Secondo le sue dichiarazioni, qualsiasi risposta militare non farebbe altro che peggiorare la crisi già in atto, rendendo necessario un intervento coordinato di tutte le parti per invertire la rotta.

Doha ha ribadito il suo impegno verso la ricerca di una de-escalation diplomatica, rivendicando il ruolo storico di mediatore globale del Qatar. Il premier ha spiegato che la responsabilità del passo indietro spetta a tutti gli attori coinvolti, ricordando che si tratta di paesi confinanti legati da un destino geografico condiviso.

Un elemento che ha particolare rilievo nelle dichiarazioni è il senso di tradimento espresso da al Thani. Il Qatar e altri paesi del Golfo sono stati colpiti a soli sessanta minuti dall'inizio della guerra regionale, un tempismo che ha sorpreso gli alleati di Doha. Il premier ha chiarito che il Qatar aveva precedentemente dichiarato la sua non partecipazione a qualsiasi conflitto armato contro i vicini regionali, posizionandosi come attore neutrale e costruttivo nel contesto mediorientale.

Le dichiarazioni riflettono la delicata posizione del Qatar, tradizionalmente impegnato nella diplomazia multilaterale e nei tentativi di dialogo tra le diverse potenze regionali. L'escalation attuale mette alla prova questa vocazione pacifista e rischia di compromettere gli sforzi diplomatici costruiti nel tempo, mentre la comunità internazionale segue con apprensione gli sviluppi nel Golfo Persico.