L'Ungheria torna all'attacco contro le sanzioni europee nei confronti di Mosca. Il titolare della diplomazia ungherese Péter Szijjártó ha lanciato un appello affinché l'Unione europea revochi rapidamente i divieti sulle importazioni di energia russa, sostenendo che la situazione geopolitica in Medio Oriente ha radicalmente alterato gli equilibri del mercato globale dell'energia.
Secondo Szijjártó, la crisi in corso nella regione e la conseguente chiusura dello stretto di Hormuz mettono a rischio una porzione significativa dell'offerta energetica mondiale. L'Ungheria sostiene che in questo contesto le scelte sanzionatorie assunte precedentemente dall'Europa rischiano di avere conseguenze economiche severe per i cittadini del continente.
L'esecutivo di Budapest evidenzia un problema di matematica economica elementare: con l'offerta globale in calo a causa dei conflitti mediorientali, e con l'Europa già privata delle forniture russe, il prezzo dell'energia salirà inevitabilmente. Questo scenario, secondo le autorità ungheresi, espone il vecchio continente a aumenti tariffari potenzialmente catastrofici che colpiranno direttamente le famiglie e le aziende.
Nella sua dichiarazione, Szijjártó avverte che mantenere le sanzioni energetiche comporterebbe danni significativi sia al tessuto economico europeo che al benessere dei cittadini. Il ministro critica quella che definisce una logica ideologica delle istituzioni europee, invitando invece a dare priorità agli interessi concreti degli europei piuttosto che a considerazioni politiche di principio.