BRUXELLES - La crisi libanese raggiunge un punto critico. Mentre i bombardamenti israeliani continuano e le milizie filoiraniane intensificano gli attacchi, l'Unione Europea alza la voce per evitare che il Paese dei Cedri finisca completamente risucchiato in un conflitto che potrebbe trascinare l'intera regione nel caos. A parlare è Kaja Kallas, massima rappresentante degli affari esteri comunitari, che in una dichiarazione perentoria ribadisce come solo il negoziato diplomatico e il ritorno a una tregua possano ancora salvare il Libano dal baratro.

Secondo Kallas, il nodo cruciale è il seguente: Hezbollah, agendo su impulso dell'Iran, ha scelto di aprire un nuovo fronte contro Israele, trasformando un Paese fragile e già dilaniato da decenni di conflitti in un'altra pedina del braccio di ferro regionale tra Gerusalemme e Teheran. "Tutti i gruppi proxy che si schierano in questa guerra diventano bersagli legittimi", sottolinea la rappresentante Ue, riconoscendo implicitamente il diritto di Israele a rispondere secondo le norme del diritto internazionale. La conseguenza? Una spirale di violenza che sta facendo crollare gli ultimi equilibri fragili di una nazione già allo stremo.

Ma qui emerge il secondo aspetto critico del messaggio di Bruxelles: se è vero che Hezbollah deve deporre le armi e cessare gli attacchi, è altrettanto vero che la reazione israeliana sta generando una catastrofe umanitaria senza precedenti. Gli sfollamenti di massa, i bombardamenti pesanti e le operazioni militari israeliane stanno spingendo il Libano verso il collasso totale, rischiando di trascinare una popolazione già esasperata in una guerra che non le appartiene. Per questo l'Ue chiede anche a Israele di fermare le operazioni nel territorio libanese, chiedendo il rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale del Paese.

L'Unione europea, nel frattempo, ribadisce il pieno sostegno all'Unifil, la missione di peacekeeping delle Nazioni Unite schierata al confine libanese-israeliano, sollecitando garanzie concrete sulla sicurezza dei caschi blu impegnati sul terreno. È un appello a tutti i contendenti affinché riconoscano il ruolo fondamentale di questi osservatori internazionali nel prevenire ulteriori deterioramenti.

Il messaggio complessivo di Kallas è univoco: il Libano sta per raggiungere il punto di non ritorno. Senza un'inversione di rotta immediata e senza che tutte le parti tornino al tavolo diplomatico, il Paese rischia di diventare il prossimo teatro di uno scontro regionale che potrebbe avere conseguenze geopolitiche devastanti per l'intera area mediorientale.