Leoluca Orlando, deputato europeo della delegazione di Alleanza Verdi Sinistra, ha lanciato un attacco frontale contro la maggioranza che sostiene il nuovo regolamento sui rimpatri nel Parlamento europeo. Durante il voto sulla cosiddetta Return Regulation, Orlando ha denunciato quello che definisce un compromesso inaccettabile tra il Partito Popolare Europeo e i gruppi dell'estrema destra, sottolineando come questa intesa rappresenti un tradimento dei principi fondamentali su cui si regge l'Unione europea.
Secondo Orlando, la normativa in discussione tradisce clamorosamente i valori umanitari dell'Ue. Le persone costrette ad abbandonare i propri Paesi per sfuggire a conflitti armati e persecuzioni di varia natura verrebbero trasformate in mere commodity, equiparate a merci inquinanti. Particolarmente grave, nella visione dell'europarlamentare, il fatto che questa logica si estenda anche ai minori, i quali resterebbero completamente ignorati dal dibattito parlamentare malgrado la loro estrema vulnerabilità.
In risposta a questa che considera una scelta eticamente inaccettabile, Orlando ha agito in sede di Commissione Libertà Civili con i colleghi della componente verde. Gli europarlamentari hanno depositato una formale nota di minoranza, attraverso cui hanno documentato le loro obiezioni nei confronti della proposta normativa. Nel documento depositato, gli esponenti verdi marcano pesantemente la loro contrarietà alla disumanità insita nel provvedimento e segnalano l'assenza di adeguate protezioni per i diritti fondamentali di coloro che verrebbero sottoposti a procedure di rimpatrio.
La posizione di Orlando evidenzia il nodo critico della questione: il nuovo regolamento, secondo la prospettiva del Parlamento Ue, non disporrebbe di sufficienti garanzie per preservare la dignità e i diritti umani dei migranti coinvolti, e comporterebbe il rischio concreto di detenzioni prolungate senza adeguate tutele giuridiche. L'alleanza tra forze moderate e ultranazionaliste, dunque, viene interpretata non come un compromesso ragionevole ma come l'ennesima capitolazione di fronte alle spinte più restrittive sulla gestione dei flussi migratori, a discapito della coesione valoriale che l'Unione dovrebbe rappresentare.